Gli Scripta minora di Giuseppe Bezza

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Giuseppe Bezza, Scripta minora, a cura di Emanuele Ciampi e Ornella Pompeo Faracovi, Lugano, 2016, pp. 480, € 55,00 (link per acquistare il volume)

SOMMARIO

Presentazione di Ornella Pompeo Faracovi

Nota ai testi

  1. Le Tecniche

Representation of the Skies and the Astrological Chart

La ‘Profezione’. Come si calcola, come si interpreta

L’embrassement céleste. Les unions selon l’astrologie classique

Zodiaque et saisons: les signes solides

  1. Le Natività

Il trattato sulle natività di Eleuterio Zebeleno di Elis

Una natività a scopo didattico

  1. Tra Oriente ed Occidente

Liber scriptus et liber vivus. Les antécédents astrologiques de la métaphore galiléenne du Livre de l’univers

Some considerations about hyleg and alcochoden

The development of an astrological term. From Greek hairesis to Arabic ḥayyiz

XX Scorpij: un oroscopo per il tramonto mattutino delle Pleiadi

Sulla tradizione del thema mundi

L’eredità degli Arabi

Tolemeo e Abu Ma‘šar: la dottrina delle congiunzioni Saturno-Giove presso i commentatori tolemaici

  1. Astrologia e Storia

La naissance de l’astrologie

L’astrologia greca dopo Tolemeo: Retorio

Corps célestes et corps terrestres: foie et divination

Il Lessico di Gerolamo Vitali

Indice dei nomi

 

L’Autore

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce. Sciences et Technique en perspective, s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

Giordano Bruno lettore di Aristotele

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Il volume di Paul Richard Blum dal titolo Giordano Bruno lettore di Aristotele. Ricezione e critica, Lugano 2016, pp. 220, € 24,00 (link per acquistare il volume), mette a fuoco un momento significativo nella storia della filosofia della prima età moderna: Giordano Bruno lettore di Aristotele.

Il confronto (ricezione e critica) del Nolano con il pensiero di Aristotele è un caso paradigmatico dell’origine di ogni filosofare a seguito di un ‘corpo a corpo’ con la filosofia precedente. Sebbene Bruno si fosse formato sui testi della tradizione aristotelico-scolastica, egli si accostò anche a correnti filosofi che opposte, come il platonismo e l’epicureismo.

Per una comprensione strutturale e d’insieme della sua opera è decisivo il fatto che Bruno utilizzasse intenzionalmente e scientemente tesi di filosofi del passato, per poter poi sviluppare le proprie dottrine in modo del tutto originale.

 

L’AUTORE

Paul Richard Blum ricopre la ‘T.J. Higgins, S.J., Chair in Philosophy’ alla Loyola University Maryland di Baltimora.

Precedentemente, ha insegnato alla Pázmány Péter Catholic University di Budapest. Ha studiato in Germania, ottenendo il dottorato in filosofia presso l’università di Monaco di Baviera e l’abilitazione presso l’università di Berlino.

Ha pubblicato numerosi studi e curato edizioni di testi. Fra i suoi lavori su temi del Rinascimento è da ricordare Philosophy of Religion in the Renaissance  (Ashgate, 2010). Si è poi dedicato alla filosofia della Seconda Scolastica, pubblicando tra l’altro il volume Studies on Early Modern Aristotelianism  (Brill, 2012).

Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure

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L’esperienza della paura è costitutiva della condizione umana, e nessuno ne è mai stato esente: non Cristo, che sulla croce grida il suo “Eli Eli lema sabachthani?”: “Padre Padre, perché mi hai abbandonato?”; non Buddha Sakhyamuni, che prima di imboccare la via dell’ascesi si imbatte, sgomento, nelle figure della vecchiaia, della malattia, della morte.

Nessuno ha calcato il suolo di questo pianeta senza avere provato, in misura maggiore o minore, la vampa dell’ansia o l’angoscia dell’incubo notturno, il morso del panico, l’irrequieto aggirarsi del pensiero nelle lande livide del timore di ammalarsi o di morire, o del lutto per il trapasso di una persona preziosa, o per la fine di un grande amore.

La paura è una realtà della psiche, fin dalla nascita, e anzi, proprio già nell’atto stesso del nascere, in quel passaggio straziato dal regno delle acque e delle oscurità materne alla luce e all’aria, che trafigge i polmoni e fa piangere il nuovo nato.

Ma la paura è presente anche nel fragile ego del neonato, come dice Melanie Klein, quando si rapporta al seno materno, ora buono, quando fornisce alla prima richiesta il nutrimento necessario per sopravvivere, ora cattivo, quando non risponde immediatamente alla domanda del lattante, e lo fa temere per la propria sopravvivenza.

Non c’è vita senza paura. Nessuno ne è esente.

È bene saperlo, per non alimentare illusioni, elusioni o evitamenti che prima o poi finiscono con il consegnarci a essa, impreparati.

In questo volume di Angelo Tonelli dal titolo Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure, 2016, € 19,00, si indicano alcune vie, tra cui la psicoanalisi junghiana, lo psicodramma, la danzaterapia, la meditazione e altre pratiche spirituali tratte da varie tradizioni, per attraversare indenni questa selva oscura, e trarne stimolo alla crescita spirituale.

Difesa del Saggio sull’intelletto umano del sig. Locke

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Catharine Trotter Cockburn, Difesa del Saggio sull’intelletto umano del sig. Lockeedizione e traduzione a cura di Emilio M. De Tommaso e Giuliana Mocchi, 2016, COLLANA “I palinsesti di Diotima” (link per acquistare il volume)

La figura di Catharine Trotter Cockburn trova certamente posto in una categoria storiografica che Virginia Woolf, all’epoca di A Room of One’s Own, desiderava fosse esistita, ma di cui non riconosceva né tracce né caratteri, pur consapevole di un’inespressa e ancora non riconosciuta energia creativa delle scrittrici del passato, laddove fossero state significativamente presenti nella tradizione occidentale.

Con l’affermarsi dei gender studies in ambito accademico, almeno dalla fine degli anni settanta del Novecento si è definito l’orizzonte intellettuale e storico-sociale di questa categoria, che si riferisce alle Early Modern Writers. Il dibattito sulla realtà di un rinascimento femminile europeo, inaugurato da Joan Kelly-Gadol, la discussione sulla diffusione del cartesianesimo inteso come catalizzatore delle consapevolezze identitarie femminili, la riscoperta delle pensatrici di età e di ispirazione lockeana e leibniziana, sono soltanto alcune tappe della riflessione sulle caratteristiche dell’intellettualità femminile di età moderna. Tale riflessione, che affronta snodi teorico-metodologici specifici, nasce da un intenso lavoro di recupero di fonti e di identità autoriali oscurate o misconosciute, spesso con implicite adozioni delle strategie di controllo dominanti, tali da determinare l’auto-esclusione, anche nel caso di Trotter, come vedremo.

La sua vicenda intellettuale fu per molti aspetti straordinaria. Precoce e feconda poetessa e autrice di opere teatrali, fu molto apprezzata dai suoi contemporanei, tanto che i suoi lavori furono ripetutamente messi in scena nel torno d’anni a cavallo tra la fine del secolo decimosettimo e l’inizio del decimottavo. Ella era, inoltre, dotata di una vivacità speculativa non comune, che le consentì di scrivere e pubblicare anche alcune pregevoli opere filosofiche.

Uno degli elementi che rende particolarmente interessante la sua vicenda è il fatto che Trotter riuscì ad affermarsi sia come autrice sia come filosofa in un contesto sociale, politico e ambientale, caratterizzato da asimmetrie di genere profondamente gerarchizzanti.

Poemetti biblici. Istoria di Ester e Vita di Tubia

Copertina Ardissino Erminia

Copertina Ardissino Erminia

Nel pieno sviluppo del Platonismo a Firenze e durante l’affermarsi del più compiuto Umanesimo, con quel ‘ritorno di Platone’ che è alla base della splendida fioritura dell’arte e della letteratura del Rinascimento italiano ed europeo, una donna, Lucrezia Tornabuoni de’ Medici, al centro del dinamismo politico e culturale fiorentino, realizza un volgarizzamento poetico di cinque episodi biblici, a cui la critica ha sorprendentemente dedicato poca attenzione, al punto che di due di essi si offre per la prima volta un’edizione a stampa.

Erminia Ardissino, Professoressa di Letteratura Italiana all’Università di Torino, colma questa lacuna curando, sulla base del solo manoscritto che li tramanda, il Magliabechiano VII, 338 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze,  l’edizione critica  dei Poemetti Biblici nel volume Lucrezia Tornabuoni, Poemetti biblici.  Istoria di Ester e Vita di Tubia, Lugano, 2015, pp. 200, € 28,00. (link per acquistare il volume)

Il volume inaugura la nuova Colla editoriale I PALINSESTI DI DIOTIMA, diretta da Sandra Plastina, ricercatrice presso l’Università della Calabria.

La collana ‘I Palinsesti di Diotima’ si propone di esplorare il rapporto delle donne con il sapere filosofico, dall’inizio dell’età moderna fino al Settecento, da Lucrezia Tornabuoni a Maria Gaetana Agnesi, da Isotta Nogarola e Tullia d’Aragona a Gabrielle Suchon, attraverso la feconda stagione tardo rinascimentale che vide Moderata Fonte e Lucrezia Marinella protagoniste del dibattito sui meriti e l’eccellenza delle donne.

Gli scritti delle filosofe e delle letterate che presentiamo sono innervati dall’impegno per il riconoscimento delle capacità intellettuali e morali delle donne, battaglia a cui si unirono anche alcuni filosofi sostenitori della loro causa.

La nascente “questione femminile” si affaccia nel periodo storico compreso tra il Quattrocento e il Cinquecento, animato dal dibattito umanistico, contrassegnato da profonde trasformazioni storiche e dal cambiamento dello scenario intellettuale.

Molte pensatrici pubblicarono scritti sui più svariati argomenti filosofici e mantennero proficue corrispondenze intellettuali con i filosofi più in vista della loro epoca. L’elenco di questa fiorentissima produzione europea è lungo e nutrito: alla fine del Cinquecento, ad esempio, Camilla Erculiani affronta nella sua opera alcune importanti questioni dell’aristotelismo, quasi un secolo dopo, Anna Maria van Schurman rivisita i presupposti della filosofia cartesiana e a distanza di qualche decennio Catharine Trotter e Catharine Macaulay si confrontano rispettivamente con il pensiero di Locke e di Hobbes.

Negli ultimi anni le scritture femminili sono state rilette attraverso l’attuale consapevolezza metodologica fornita dagli studi di genere e da un appropriato inquadramento storico e culturale, alla luce dei nuovi approcci metodologici alla storia delle donne e degli strumenti interpretativi che hanno avuto un forte sviluppo in modo particolare in area anglosassone.

La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile

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La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile, a cura di Alessandro Biancalani e Antonino Postorino, (Collana Areopago, 1) Lugano, 2015, pp. 198, € 25,00 (link per acquistare il volume)

C’è stato un tempo nel quale le scienze, come “filosofie seconde”, si correlavano sistematicamente sul fondamento unico della metafisica, o “filosofia prima”, mentre, poi, la metafisica era intesa come la rivelazione che l’Essere fa di se stesso alla ragione, rivelazione che si inscriveva organicamente nella rivelazione che Dio fa alla fede della verità prima e ultima, nel senso di fondante e indirizzante l’esistenza umana. Poi l’edificio ha cominciato a mostrare crepe sempre più preoccupanti, e, dopo crolli parziali e contenibili, ha finito per rovinare.

Le prime incrinature si sono manifestate dove meno ci si sarebbe aspettato, ossia nello stesso sistema della razionalità necessitante, che, spinto dalle sue stesse premesse, sarebbe arrivato ad escludere la stessa possibilità dell’approdo metafisico come tale. Nel medesimo tempo le scienze, respingendo qualunque statuto di “filosofia seconda”, si staccavano progressivamente dalla filosofia come tale, rivendicando un’autonomia procedurale affrancata da qualunque esigenza fondativa. In pieno sostanziale accordo – sebbene nessun accordo sussistesse davvero o fosse riconosciuto come sussistente –, la filosofia rinunciava a costituirsi come “filosofia prima”, e le scienze perdevano anche la memoria dell’essere state “filosofie seconde”.

Venendo meno l’inscrizione della metafisica nella teologia, la verità della teologia si faceva relativa esclusivamente a un non necessitato presupposto di fede, e la rovina dell’edificio unitario lasciava almeno tre ambiti, ormai tra loro isolati. In posizione dominante, e di importanza progressivamente crescente, è l’ambito delle scienze, il cui fine è la descrizione puntuale e rigorosa del mondo sperimentabile, la conoscenza delle cui costanti si cerca di spingere fino alla sicura prevedibilità. In secondo luogo c’è l’ambito – potremmo dire – di ciò che resta della filosofia, la quale, cessando di essere “prima”, ha insieme cessato di pensarsi come “pura”, e si presenta in una straordinaria varietà di contaminazioni, legandosi di volta in volta a tutte quelle che con un termine specifico si sono chiamate “scienze umane”. Infine – ma di questo terzo ambito quasi non si dà notizia nel mondo extra-ecclesiale – c’è la dimensione della teologia, che ancora tiene fermo all’unità dell’edificio classico, ma – almeno in quanto si stia alla concezione fondante il suo cursus studiorum – pensando essenzialmente la filosofia come garanzia formale di rigore concettuale dei contenuti sedimentati nel suo depositum fidei, ed in definitiva soprattutto di questi.  (Dall’Introduzione del volume)

Sommario del volume:

Introduzione

Antonino Postorino, Tornare all’areopago. La teologia fra verità eterna e rilevanza perduta

Alessandro Biancalani, Sapere della scienza e conoscere della fede: un contributo sulla ‘modalità originaria’ di incontro nel pensiero di Paolo di Tarso

Mario Bracci, Per una teologia patriologicamente fondata

Pietro Pratolongo, «Tu, quando verrai…». L’atteso «ultimo dio» in Martin Heidegger nel «il post-moderno nell’esperienza credente»

Leonardo Biancalani, Valutazioni e critiche sull’enciclica Fides et Ratio: una prospettiva di antropologia filosofica

Alessandro Raffi, I tre volti della teologia in Dante Alighieri: «sapientia» divina, angelica e umana

Diego Pancaldo, L’amore donativo al centro dell’antropologia trinitaria di Edith Stein

 

 

Tommaso Campanella, Due opuscoli teologici

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Il volume, a cura di Michele Miele, presenta due opuscoli di Tommaso Campanella, De conceptione Beatae Virginis e De praecedentia preaesertim religiosorum (link per l’acquisto del libro), nei quali il domenicano fa appello alle proprie straordinarie competenze teologiche per affrontare tematiche che erano al centro di vivaci dibattiti.

Il primo opuscolo, più complesso, interviene nella controversa e delicata questione dell’Immacolata Concezione di Maria, con il proposito di precisare il ruolo sostenuto nel corso dei secoli dai Domenicani, e in particolare da san Tommaso.

Nel secondo, l’autore si propone di interpretare in modo corretto recenti documenti pontifici per stabilire a quale Ordine competa il diritto di precedenza nelle diverse cerimonie: l’investitura non può che spettare all’Ordine domenicano, per la cui dottrina e la cui storia Campanella mostra il più vivo apprezzamento.

Il Curatore:

Michele Miele, domenicano, già docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Facoltà Teologica (Napoli), socio dell’Accademia Pontaniana, si è occupato prevalentemente dei problemi religiosi dell’Italia meridionale tra Cinquecento e Ottocento. Oltre a ricerche sui concili provinciali e il Decennio francese, ha al suo attivo diversi saggi su Bruno, Campanella e i loro contesti culturali.

Gli insegnamenti fondamentali del Buddhismo

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Nel panorama buddhista occidentale, e in particolare quello italiano, mancava certamente un testo che trattasse del tema della pedagogia e presentasse il Buddhismo in forma di auto-educazione. Di principi e valori educativi il Buddhismo è pieno, anzi si può senza esagerazione affermare che è esso stesso il Sentiero all’educazione interiore che mira allo sviluppo delle potenzialità di crescita delle persone e al miglioramento delle loro condizioni di salute psico-fisiche.

Come si evince leggendo questo volume di Taeri Sunim dal titolo Il Buddhismo come auto-educazione. Gli insegnamenti fondamentali del Buddhismo letti in chiave pedagogica con spunti di comparazione con la “via di mezzo” aristotelica e la via socratica del “conosci te stesso”, pp. 264, 2005, € 19,00 (acquista il volume), l’educazione buddhista, partendo dall’interiorità della persona, si declina esteriormente in ambito sociale, relazionale, ambientale, politico e religioso dando adito a ulteriori sviluppi per l’educazione nei rispettivi contesti: educazione al pluralismo; educazione alla consapevolezza; educazione ecologica; educazione alla pace; educazione alla tolleranza religiosa.

Questo testo non tratta solo di educazione e pedagogia, ma è prima di tutto una presentazione al pubblico occidentale degli insegnamenti basilari di questa grande Via Sapienziale, patrimonio spirituale dell’intera umanità, che travalica i confini geografici e temporali di una specifica cultura. L’esposizione è resa ancora più interessante dagli spunti di comparazione dottrinali buddhisti con quelli di alcuni eminenti filosofi occidentali, in particolare degli antichi greci.

 

L’AUTORE

Giancarlo Cocco, in religione Taeri Sunim, ha trascorso nove anni in Asia durante i quali ha vissuto, praticato e studiato in vari monasteri coreani, taiwanesi, thailandesi, birmani e srilankesi. Ha seguito la formazione monastica completando i rispettivi training e prendendo l’alta ordinazione (bhikshu) in due delle tre principali tradizioni del Buddhismo, (Mahayana e Theravada, la terza è il Vajrayana), sotto la guida esperta di maestri di meditazione, di dottrina e di disciplina.

Tornato in Italia, presso il piccolo tempio Musang Am nelle colline di Lerici, ha continuato la sua attività di pratica e contemporaneamente ha iniziato a trasmettere la sua esperienza agli occidentali interessati. Questo libro nasce dall’incontro della sua esperienza monastica con quella della sua formazione accademica pedagogica e dal desiderio di interpretare per l’Occidente questa antica tradizione spirituale.

La memoria di Cartagine nella pittura italiana tra Seicento e Settecento e nelle incisioni della “Istoria Romana” di Bartolomeo Pinelli

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Nel volume di Enrico Acquaro, La memoria di Cartagine nella pittura italiana tra Seicento e Settecento e nelle incisioni della “Istoria Romana” di Bartolomeo Pinelli, pp. 68 + 12 tavole a colori fuori testo, 2015 (acquista il volume), protagonisti quasi esclusivi sono Elissa/Didone, la regina fondatrice della Cartagine d’Africa, e gli esiti del suo incontro con Enea; Annibale Barca ed i suoi elefanti; Sofonisba sposa di Siface amata da Massinissa; le punica di Bartolomeo Pinelli.

I temi sono gli stessi che le fonti classiche hanno tramandato alla letteratura e alle belle arti con il filtro dell’Umanesimo sino ai nostri giorni, mentre l’ispirazione degli artisti e le loro realizzazioni si confrontano con una realtà storica che sarà compiutamente storicizzata solo dalla seconda metà del ’900.

La figura di Penelope nell’Arte e nella letteratura

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Il volume di Maddalena Sanfilippo dal titolo  Coniunx semper Ulixis ero. Penelope nell’arte e nella letteratura dall’antichità a Cesare Ripa, pp. 242 + 34 tavole in bianco e nero fuori testo (acquista il volume) è stato ispirato da un affresco realizzato dal Pintoricchio all’inizio del Cinquecento; oggi staccato e riportato su tela, il dipinto, conservato presso la National Gallery di Londra, raffigura Il ritorno di Ulisse. La scena era inserita in un ciclo che decorava le pareti e il soffitto della ‘camera bella’ nel palazzo di Pandolfo Petrucci a Siena.

Il soggetto sembra una sintesi del racconto omerico: l’attesa di Penelope che fa e disfa la tela per contrastare le pressioni dei pretendenti ansiosi di condurla all’altare, sul fondo gli episodi di Circe e delle Sirene che durante il viaggio mettono alla prova la sapienza e la volontà di Ulisse, forse il ritorno di Telemaco partito alla ricerca del padre, identificato da alcuni nel giovane in primo piano, al centro della scena, che si rivolge con gesti eloquenti verso l’eroina.

L’affresco funge da espediente in questo studio per delineare la tradizione iconografica e letteraria della sposa di Ulisse, Penelope, che dall’antichità ai giorni nostri, si profila come uno dei modelli più significativi di donna virtuosa, fedele e saggia.

Ezra Pound: un poeta americano sul Lago di Como

 

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L’attività pubblicistica di Ezra Pound, sulle testate più varie e da un capo all’altro del mondo, fu sempre copiosa e incessante. Dal 1924 stabilmente in Italia, a Rapallo, alla fine del 1937 è attivo nella redazione di «Broletto», rivista lariana alla quale egli collaborerà per una breve ma intensa stagione. D’intesa col suo direttore e fondatore, il gallerista-collezionista Carlo Peroni, Pound chiamerà a sé alcuni critici e scrittori di fiducia, taluni già suoi collaboratori in precedenti iniziative, Ubaldo degli Uberti, Lina Caico, Edmondo Dodsworth, John Drummond e, buon ultimo, il critico e traduttore veneziano Carlo Izzo, tra i maggiori anglisti del Novecento.

Quest’ensemble rivestirà un ruolo particolare nell’economia del mensile, ritagliandosi con la rubrica “Servizio di comunicazioni” un angolo privilegiato dal quale «dare ampia notizia di pochi e selezionati libri stranieri che non hanno ricevuto un’adeguata attenzione da parte della stampa commerciale dei loro Paesi (…), opere che rivelano un particolare interesse per la loro forza provocatoria o che posseggono un valore permanente».

L’avventura poundiana a «Broletto» durò dodici mesi esatti, l’intero 1938, anno fatidico del Patto d’Acciaio e delle scellerate leggi razziali. Il saggio di Maurizio Pasquero dal titolo Un poeta americano sul Lago di Como: Ezra Pound, Carlo Peroni e il “Broletto” (1937-1938), pp. 160, € 15,00 (acquista il volume),  ne ricostruisce la storia, avvalendosi di molti documenti inediti – tra cui l’intero carteggio Pound-Peroni – che consentono di aprire una significativa finestra sul ‘clima mentale’ del Poeta americano in quell’inquieta vigilia di guerra.

L’Autore:

Maurizio Pasquero si occupa di anglistica e di storia e cultura del mondo celtico. Ha in corso studi sulla diffusione in Italia, nei primi decenni del Novecento, dei maggiori autori del “Rinascimento irlandese”, William Butler Yeats, Lady Augusta Gregory e John Millington Synge. Ha scritto sull’attività letteraria di Ezra Pound nella Penisola – come pure sulla ricezione dell’opera di James Joyce nel nostro Paese – per il tramite del prosatore, critico e traduttore comense Carlo Linati nel periodo tra le due guerre mondiali.

Su quest’ultimo, nel 2010, ha organizzato a Varese la giornata di studi «Irlanda e Lombardia sorelle senza saperlo»: Carlo Linati tra Irish Renaissance e rivoluzione joyciana e curato l’antologia Belli Spiriti d’Irlanda (Terra Insubre). Collabora alla rivista «Studi Irlandesi – A Journal of Irish Studies» dell’Università degli Studi di Firenze. Nel 2012 ha dato alle stampe il saggio di storia sociale e archeo-militare I Celti della Valle del Po negli eserciti di Roma (Il Cerchio).

The Origin of the Soul from Antiquity to the Early Modern Era. A Short Introduction

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The origin of the soul became a systematic subject of speculation in Greek philosophy and medicine. In early Christian thought, three theories evolved: the soul was held to be either generated from the parents (traducianism) or it was believed to be formed by a special act of creation on God’s part (creationism), or else it’s origin was related to a former realm (pre-existence). These alternatives, in numerous guises and theoretical cross breedings, intrigued medieval and early modern philosophers, theologians and scientists until the eighteenth century. This introduction (Leen Spruit,  The Origin of the Soul  from Antiquity  to the Early Modern Era. A Short Introduction, pp. 190, € 24,00) offers a summary reconstruction of relevant debates and issues, guiding the reader in doctrinal paths where medicine, philosophy and theology intermingle.

The Author:

Leen Spruit is now associate researcher at the center for the History of Philosophy and Science of the Radboud University in Nijmegen, and lecturer of Dutch language and literature at the ‘Sapienza’ University in Rome; his research interests regard history of cognitive psychology and censorship of science and natural philosophy in the early modern period; his publications include Species intelligibilis (2 vols., 1994-1995), Catholic Church and Modern Science (4 vols. 2009, with Ugo Baldini), and essays on Agostino Nifo, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Kepler, Descartes, Spinoza, and Leibniz.

Il secondo libro del “Quadripartitum” di Claudio Tolemeo

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Il secondo libro del Quadripartito tolemaico contiene una trattazione stringata e sistematica delle tecniche astrologiche di previsione del tempo meteorologico e degli eventi di carattere generale (epidemie, inondazioni, carestie, terremoti, guerre, leggi, regni). I suoi 13 capitoli sono dedicati all’esame delle caratteristiche dei diversi climi, e delle familiarità di regioni e popolazioni con i trigoni e le stelle; trattano quindi della mutazione dei momenti dell’anno; della qualità e dei tempi degli eventi futuri, di sizigie, eclissi e comete; del novilunio dell’anno.

Il celebre testo viene qui presentato in traduzione italiana (a cura di Giuseppe Bezza, autore anche dell’Introduzione e delle note), corredato dal commento del medico e astrologo egiziano cAlī Ibn Riwān (988-1068), che accompagnò il Quadripartito nelle versioni latine medievali e nella prima edizione a stampa, impressa a Venezia nel 1493. Seguono tre Appendici, che documentano l’influenza esercitata dai suoi temi sulla successiva letteratura astrologica. (Acquista il volume).

Il Curatore del volume:

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce, «Sciences et Technique en perspective», s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

E.T.A. Hoffmann. Divorare e essere divorati. Conversazioni filosofiche su una scrittura

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Ripercorrendone il cammino letterario dal suo esordio, con i Pezzi fantastici, sino a quelli Notturni – all’incirca tra il 1813 e il 1816 – l’Autore in un’originale, teatrale, forma dialogica porta per la prima volta alla luce, nei modi ancor sempre puntuali e sistematici del saggio, la filosofia nascosta nella prosa di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. (Roberto Bigini, E.T.A. Hoffmann. Divorare e essere divorati. Conversazioni filosofiche su una scrittura, pp. 152, € 19,00(Acquista il volume on line)

La filosofia come platonismo per meglio dire e voler seguire con l’Autore gli intendimenti che furono a suo tempo di Martin Heidegger. E con esiti non del tutto scontati. I racconti lasciano emergere con grande chiarezza – soccorsi dai grandi della filosofia tedesca, contemporanea a Hoffmann e non solo – come all’origine della follia e del male si trovi inaspettatamente il fondamento idealistico, e dunque, in anticipo su ogni psicologia e psicanalisi, proprio la grande madre della filosofia.

Di più, dalla follia e dal male, la prospettiva qui aperta si spinge a individuare proprio nell’idea – grazie all’interpretazione finale del famoso Sandmann, L’uomo della sabbia – il “mandante” naturale e originario di ogni automatizzazione dell’esistente e dunque, in definitiva, nella “tecnica”, la più compiuta realizzazione del pensiero e del mondo “idealistico”. Cioè della stessa filosofia.

L’Autore:

Roberto Bigini, nato a Carrara nel 1976, laureato in Filosofia all’Alma Mater Studiorum nel 2002, vive e lavora attualmente a Massa. Consulente filosofico e saggista, ha fatto parte di Phronesis, Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica, collaborando nel 2010 al progetto Tea-time per l’Oncologia dell’Ospedale di Carrara, una pratica dialogica di gruppo, con i pazienti e il personale di reparto, simile ai Café Philo della Parigi degli anni Novanta.

È autore di alcuni articoli apparsi sulla rivista «Phronesis. Semestrale di filosofia, consulenza e pratiche filosofiche», tra i quali si segnalano le recensioni a Frank Furedi, Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo (Anno V, numero 8 – 2007) e ad Augusto Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Anno X, numero 18 – 2012).

Nel 2011 ha pubblicato la monografia filosofica Martin Heidegger. Una guida al velamento (Aracne). Nel 2013 ha completato il testo, ancor oggi inedito, La ricezione di Raymond Carver in Italia, contenente un’interpretazione filosofica del racconto Cattedrale.

La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto

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Il volume di Giuseppe Motta da titolo La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto, Agorà & Co. Lugano, 2014, pp. 248, € 18,00 (acquista il volume) rappresenta un completo studio teorico sui diversi approcci della sociologia della devianza e dei concetti chiave trattati dai teorici classici, delinea un percorso nel quale risulta evidente la costruzione sociale della devianza in un contesto di relativismo culturale e studia i mutamenti sociali e tecnologici e le pratiche devianti che si sono sviluppate nella nostra società. Partendo da queste premesse, mira ad adattare in maniera innovativa i modelli classici al mondo digitale ed alla cultura postmoderna, proponendo un nuovo modo di guardare i rapporti tra le innovazioni tecnologiche e le nuove forme di devianza attraverso il filtro della sociologia e del diritto.

La lettura del libro, pur strutturalmente complesso, affascina il lettore conducendolo a comprendere meglio l’umana devianza nel Cyberspazio, ponendolo di fronte alle conseguenze giuridiche della stessa ed indicando le modalità con cui la scienza della Computer Forensics cerca di controllarne e reprimerne le manifestazioni più dannose per l’Ordinamento giuridico.

L’Autore:

Giuseppe Motta, classe 1964, Avvocato amministrativista e sociologo è specializzato in informatica giuridica ed in sociologia giuridica, con particolare riferimento alla comunicazione pubblica ed all’analisi degli apparati burocratici; recentemente si è dedicato allo studio delle varie forme di devianza nella società contemporanea con ricerche ed analisi sulla devianza giovanile nei Social Network e, più in generale, sul Web.

Ha svolto un’indagine sociologica qualitativa sull’uso distorto dell’informatica nella pubblica amministrazione, pubblicata nel proprio blog che si occupa di sociologia del diritto (www.giuseppemotta.it).

Ha effettuato docenze presso la Scuola Superiore dell’Università di Catania e presso il Centro di Orientamento e Formazione dell’Università di Catania, nei Master di specializzazione post universitaria in materia di Cyber Law, con la società di formazione D&B consulting di Milano (ora Education Time).

È coautore del volume Tecniche e norme della comunicazione pubblica, Lugano,  Agorà & Co., 2013, giunto alla seconda edizione e collabora con siti web di pubblico interesse.

Saggi e Lezioni Leopardiane di Giovanni Pascoli

"Il Sabato", Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga - Lucca)

“Il Sabato”, Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga – Lucca)

Non c’è poesia che nei ricordi d’infanzia. Il poeta più poeta d’Italia è il Leopardi, il cui mondo (per quanto rattristato e desolato dalla lava ardente della sua filosofia) è la sua fanciullezza.

Così scriveva il Pascoli, l’8 dicembre 1901 a Tommaso Ricciarelli, a pochi anni dalla  raggiunta consapevolezza che era ormai arrivato il momento di far seguire alle imitazioni di Manzoni e Leopardi, ineludibili e per certi versi ingombranti giganti della lingua e della letteratura, un nuovo linguaggio poetico o, seguendo le parole di Pascoli, per “prepararci a trovare con grande fatica una via nostra”.

Contribuisce a gettare nuova luce  sul complesso rapporto di assimilazione e negazione del modello leopardiano che accompagnerà tutta l’esperienza poetica del Pascoli, l’edizione critica curata da Massimo Castoldi, dal titolo GIOVANNI PASCOLI, SAGGI E LEZIONI LEOPARDIANE, Agorà Edizioni, La Spezia, pp. 472, € 45,00, pubblicata nel 1999, ed ancora di estrema attualità ed utilità. (per ordinare il volume inviare una mail a: info@nardecchia.it) www.liberdomus.it

Per ogni testo pascoliano è stata predisposta un’edizione critica e alcune note esplicative relative alle fonti, al rapporto con gli appunti preparatori e alle citazioni leopardiane o di altri autori.

Precede il testo dei saggi e delle lezioni un’ampia introduzione articolata in più capitoli che tiene conto della genesi e della storia delle conferenze pascoliane ricostruita sostanzialmente anche  attraverso  gli appunti autografi.

L’opera è conclusa da due appendici: la prima raccoglie i testi leopardiani presenti  nelle due antologie scolastiche Sul limitare e Fior da Fiore; la seconda elenca i libri e gli opuscoli di argomento leopardiano  conservati nella Biblioteca di Casa Pascoli a Castelvecchio.

Infine, un’utile indice degli appunti autografi consente la ricostruzione dei medesimi.

Completano il volume tre tavole a colori riproducenti alcuni appunti autografi.

Per completezza di informazione, mi piace segnalare il bellissimo sito dedicato a Giovanni Pascoli, curato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  (qui il link)

Giacinto Rossi sacerdote organaro nella Paravanico del Settecento. [Rivista Organi Liguri 2011-2012]

Garbagna (Alessandria), Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista: organo di Giacinto Rossi, 1772 (foto di Graziano Interbartolo).

Garbagna (Alessandria), Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista: organo di Giacinto Rossi, 1772 (foto di Graziano Interbartolo).

 

Il presente numero monografico della rivista ORGANI LIGURI 2011-2012, € 40,00, dedicato a Giacinto Rossi (1724-1796) di San Martino Paravanico di Ceranesi, Genova, riunisce una serie di contributi che documentano per la prima volta l’attività di questo sacerdote-organaro della Val Polcevera, grazie soprattutto a recenti ritrovamenti documentari e ai sopralluoghi agli strumenti superstiti. PER ACQUISTI E ABBONAMENTI: laura.mori@licosa.it (www.licosa.com)/info@nardecchia.it (www.liberodums.it)

SOMMARIO

Giancarlo Bertagna, L’attività organaria di Giacinto Rossi: presenze nei territori, documenti e caratteristiche costruttive 

Maurizio Tarrini, Giacinto Rossi (1724-1796): documenti d’archivio

Graziano Interbartolo, Cairo Montenotte, 13 aprile 1774: un organo di Giacinto Rossi per la  Parrocchiale di S. Lorenzo 

Graziano Interbartolo, Le casse degli organi di San Bernardo in Valle e di S. Andrea a Savona: una proposta di attribuzione 

Cristina Gamberini, Un ritratto di Giacinto Rossi? 

Atti di battesimo e di morte di Giacinto Rossi, a cura di Maurizio Tarrini

Testamento di Giacinto Rossi, a cura di Maurizio Tarrini

Elenco degli organi di Giacinto Rossi, a cura di Giancarlo Bertagna e Maurizio Tarrini

Bibliografia, a cura di Maurizio Tarrini

Novità bibliografiche e discografiche (2011-12), a cura di Maurizio Tarrini

Notiziario (2011-12), a cura di Giancarlo Bertagna

Indice toponomastico organario

Tavole

Il giovane Colli nel Golfo degli Dei

presentazionecolliVenerdì 25 luglio 2014, alle ore 18.00 a Tellaro (Lerici-La Spezia) nella suggestiva piazzetta antistante l’Oratorio in Selaa, all’interno della manifestazione Mythos Logos, è stato presentato il volume dal titolo Il giovane Colli, Atti del simposio in onore di Enrico Colli curatore delle opere postume di Giorgio Colli, a cura di Angelo Tonelli, Agorà & Co., Lugano 2014, pp. 130, € 15,00  (acquista il volume)

Il libro pubblica gli interventi su Enrico Colli tenuti in occasione del convegno svoltosi agli inizi del 2013, a Lerici (La Spezia) in collaborazione con l’Archivio Giorgio Colli, con il patrocinio dell’Associazione Culturale Arthena, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Lerici e del Progetto Fondazione Nuova Eleusis.

Alla presentazione hanno partecipato Marco Colli, regista cinematografico e teatrale, Angelo Tonelli, curatore del volume e Direttore della Collana LO SPECCHIO DI DIONISO, Valerio Meattini, ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Bari, studiosi ed ex allievi del maestro.

Alla fine della presentazione è stato proiettato un video, opera di Marco Colli, dedicato al fratello Enrico che curò le opere postume del grande filosofo. Inoltre in via del tutto eccezionale, per interessamento e concessione della famiglia, è stata allestita un’esposizione di lettere, promemoria, fotografie, diari e oggetti personali di Giorgio e Enrico Colli.

 

Indice del volume

Dino Baudone, Saluto

Chiara Colli Staude, I nuovi postumi giovanili del filosofo Giorgio Colli, editi dal figlio Enrico

Marina Toni Colli, “Articolo Lisbona”: un autografo di Enrico Colli

Marco Colli, Ricordando Enrico

Franco Manfriani, Per Enrico

Clara Valenziano, Ricordo degli anni di Lucca

Valerio Meattini, Anni di apprendistato

Andrea Costa, Colli e l’Oriente

Stefano Busellato, L’“Einleitung” del giovane Colli

Alberto Banfi, Un sito internet per l’archivio Colli

Angelo Tonelli, Una meteora sapienziale

Andrea Pistoia, “In absentia praesentes”

Francesco Gaburri, Giorgio Colli: “Il politico e lo storico”

Maurizio Rossi, Apollineo e dionisiaco

Roma filosofica nicodemita libertina. Scienze e censura in età moderna

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla "fabrica della Sapienza di Roma", pubblicato nel 1720.

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla “fabrica della Sapienza di Roma”, pubblicato nel 1720.

Il nicodemismo fu la ratio stessa della vita culturale romana e l’oralità rappresentò una delle dimensioni privilegiate della comunicazione intellettuale. Il nicodemismo e l’oralità, così come la tolleranza praticata dalle istituzioni preposte al controllo sociale furono fattore primario di stabilità sociale nella Roma pontificia.

Sulla base di questo modello di riferimento, il volume di Candida Carella dal titolo Roma filosofica nicodemita libertina. Scienza e censura in età moderna, pp. 196, 2014, € 24,00 (Collana “Testi e storie di filosofia”, 1) (link per l’acquisto del volume) propone una lettura della cultura filosofica e scientifica romana di fine Seicento: una Roma significativamente permeabile a cartesianesimo, gassendismo, spinozismo ma, ancor più, vivace fucina di materialismo, libertinismo e ‘ateismo’. 

L’AUTRICE DEL VOLUME

Candida Carella è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia della “Sapienza” Università di Roma, dove insegna Storia della filosofia moderna. Si occupa di storia della filosofia del Rinascimento e della vita intellettuale seicentesca.