Roma filosofica nicodemita libertina. Scienze e censura in età moderna

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla "fabrica della Sapienza di Roma", pubblicato nel 1720.

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla “fabrica della Sapienza di Roma”, pubblicato nel 1720.

Il nicodemismo fu la ratio stessa della vita culturale romana e l’oralità rappresentò una delle dimensioni privilegiate della comunicazione intellettuale. Il nicodemismo e l’oralità, così come la tolleranza praticata dalle istituzioni preposte al controllo sociale furono fattore primario di stabilità sociale nella Roma pontificia.

Sulla base di questo modello di riferimento, il volume di Candida Carella dal titolo Roma filosofica nicodemita libertina. Scienza e censura in età moderna, pp. 196, 2014, € 24,00 (Collana “Testi e storie di filosofia”, 1) (link per l’acquisto del volume) propone una lettura della cultura filosofica e scientifica romana di fine Seicento: una Roma significativamente permeabile a cartesianesimo, gassendismo, spinozismo ma, ancor più, vivace fucina di materialismo, libertinismo e ‘ateismo’. 

L’AUTRICE DEL VOLUME

Candida Carella è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia della “Sapienza” Università di Roma, dove insegna Storia della filosofia moderna. Si occupa di storia della filosofia del Rinascimento e della vita intellettuale seicentesca.

State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Sin dalla prima pubblicazione nel 1936, The Study of Thomas Hardy viene considerata una delle opere più controverse della produzione lawrenciana. Nonostante infatti il piano originario prevedesse un’analisi delle opere dello scrittore tardo-vittoriano, l’opera si rivela incentrata sull’esposizione delle direttrici lungo cui si sviluppano le opere di D.H. Lawrence.

Il tema ‘Thomas Hardy’ non rappresenta però un mero pretesto: il lavoro di ricerca condotto costituisce in realtà un momento di profonda autoanalisi, il cui risultato consiste nell’individuazione di un nuova identità, la ‘Carbon Identity’. State of Soul mira ad analizzare il profondo rapporto che lega i due autori, un rapporto che di certo non può essere ridotto ad una semplice relazione tra discepolo e maestro, ma che va ben oltre: dalla lezione di Hardy, Lawrence impara il valore ed il pericolo insiti in una metafisica, ereditando i due temi principali della sua produzione letteraria, contenuti in nuce nei lavori di Hardy, ovvero la sessualità e l’inconscio.

Attraverso un’attenta disamina che incorpora tanto una dimensione diacronica quanto una dimensione sincronica, il volume di Giuseppina Di Gregorio dal titolo State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”, pp. 74, 2014, € 15,00 (link per l’acquisto), vuole porre l’accento sulle affinità che legano D.H. Lawrence e T. Hardy, evidenziando come entrambi si distacchino nettamente dalla tradizione inglese, e, soprattutto, come entrambi producano delle opere d’arte quando smettono di essere autori ed iniziano ad essere ‘novelists’, in altre parole, quando l’inconscio guida le loro azioni.

L’AUTRICE DEL VOLUME

Giuseppina Di Gregorio è docente di Letteratura Inglese presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”, inoltre, da anni si occupa di English for Specific Purposes presso l’Università degli Studi di Catania. La sua ricerca si innesta nel fertile humus della letteratura vittoriana e postmoderna, con rimandi ai Translation Studies e agli Adaptation Studies. Annotator per Routledge ABES, ha collaborato con l’Indiana University per la Victorian Bibliography e con la prestigiosa rivista “Victoriographies”, diretta da J. Wolfreys ed edita dalla Edinburgh University Press.

La bella sorte. Il personaggio d’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gabriele d’Annunzio, protagonista di un’esistenza tanto varia e avventurosa da proporsi come «inimitabile» e autore in proprio di una corposa produzione letteraria, è divenuto a sua volta, in vita e oltre, oggetto di innumerevoli reinvenzioni, bersaglio di giudizi e acuminate parodie, nonché fonte di polemiche spesso esulanti dal mero fatto artistico e letterario (Antonio Zollino, La bella sorte. Il personaggio D’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana, Agorà & Co. 2014, € 18,00) (link per l’acquisto del volume)

Lungo l’arco di un secolo, il personaggio d’Annunzio ha offerto così innumerevoli occasioni di scrittura, in verso e in prosa, e non si può nemmeno dire che si sia contentato di restare fra le righe: ha innescato polemiche, rotture di sodalizi, scelte editoriali e iniziazioni erotiche, ha orientato strategie politiche ed elettorali e insomma ispirato i più diversi comportamenti e reazioni, dalle patetiche emulazioni ai violenti rigetti, di volta in volta deformato e nel contempo costantemente alimentato dalle adulazioni come dalle ingiurie.

Seguire d’Annunzio sotto la specie del personaggio significa allora ripercorrere oltre un secolo di vita e letteratura italiana e riflettere su determinati caratteri, non sempre rassicuranti, del più recente passato e del nostro stesso presente.