Stati alterati di coscienza come pratica rituale

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La questione degli stati alterati di coscienza e della loro valenza “religiosa” o più specificamente rituale è un tema classico dell’indagine sia storico-religiosa che cristianistica. Senza prescindere dal contesto storiografico di riferimento, i contributi raccolti nel volume dal titolo Stati alterati di coscienza. Documenti, testimonianze e rappresentazioni, a cura di Carmine Pisano e Daniele Solvi, pp. 266 con illustrazioni (link per l’acquisto del volume), prendono in esame una pluralità di ambiti cronologici e geografici, spaziando tra generi testuali, iconografia e cinematografia con l’intento comune di mettere a fuoco un aspetto che finora non è stato oggetto di specifica riflessione.

Si tratta di estendere la ricerca dal fenomeno in sé alla sua rappresentazione, intendendo con questo termine sia le categorie concettuali ed espressive che hanno determinato la documentazione primaria in nostro possesso, sia la sua riformulazione – e quindi reinterpretazione – in linguaggi e prodotti con finalità di tipo artistico. L’obiettivo atteso è quello di affinare da un lato gli strumenti di analisi delle fonti, e quindi pervenire a ricostruzioni criticamente più consapevoli, dall’altro di misurare quello che oggi si ama chiamare l’impatto, cioè la rilevanza e la funzione che lo stato di coscienza alterato assume nel contesto culturale della sua epoca.

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