Il Monte Fiorito. Contributi a un’ermeneutica dell’immaginario

Può un dio sparire senza lasciare traccia nella cultura e nel sentimento religioso di un popolo? Come interpretare la scomparsa di una figura religiosa il cui mito incentrato sull’esistenza di una vita eterna dopo la morte sembra anticipare il cristianesimo? A partire da queste domande, il volume di Radu Drăgan dal titolo “Il Monte Fiorito. Contributi a un’ermeneutica dell’immaginario”, traduzione di Paola Polito, pp. 308 con 17 illustrazioni, 2019,  riesamina le vicende legate al mito di Zalmoxis, sacerdote-legislatore-sciamano-dio dei Geti, di cui indaga le fonti classiche, principalmente greche, e discute le interpretazioni dei commentatori antichi e moderni, fino alla sua riscoperta da parte degli esoteristi rinascimentali, i primi dei quali nella Firenze dei Medici furono Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, e alla sua diffusione negli ambienti esoterizzanti di lingua tedesca con Johannes Reuchlin e Agrippa di Nettesheim. Questa sorprendente rinascita, dopo secoli di oblio, farà della figura di Zalmoxis non soltanto uno dei grandi riformatori religiosi al fianco di Mosè e Zarathustra, ma anche un padre dell’alchimia, come testimoniano alcuni libri d’emblemi della prima metà del XVII secolo.

Muovendo dall’elemento centrale del mito di Zalmoxis, la caverna nella montagna sacra dove il dio Geto sarebbe vissuto in eterno, l’Autore conduce un’analisi dello spazio immaginario, dalle fonti antiche agli elementi spaziali del dramma alchemico nei testi rinascimentali. L’ultima parte del libro analizza quest’altro modello di spazio, le cui regole, molto diverse da quelle dello spazio cartesiano e della logica razionalista, hanno informato il pensiero tradizionale fino all’alba dell’epoca moderna. Se quest’altro modello di spazio e quest’altra percezione del mondo sono sopravvissuti con ciò che ai nostri giorni è chiamato “spazio virtuale”, talmente invasivo nella vita della nostra società moderna, è grazie al potere dei simboli dello spazio immaginario del pensiero magico-simbolico, che si rivela essere una componente ancora presente nella cultura occidentale.

Un dieu peut-il disparaître sans laisser de trace dans la culture et le sentiment religieux d’un peuple ? Comment interpréter la disparition d’une figure religieuse dont le mythe centré sur l’existence d’une vie éternelle après la mort semble anticiper le christianisme ? À partir de ces questions, le volume de Radu Drăgan réexamine les événements liés au mythe de Zalmoxis, prêtre-législateur-chaman-dieu des Gètes, en enquêtant ses sources classiques, principalement grecques, et en discutant les interprétations des commentateurs anciens et modernes, jusqu’à sa redécouverte par les ésotéristes de la Renaissance, dont les premiers dans la Florence des Médicis furent Marsilio Ficino et Pico della Mirandola, avant de se répandre dans les milieux ésotérisants de langue allemande avec Johannes Reuchlin et Agrippa de Nettesheim. Cette surprenante résurgence, après plus de mille ans d’oubli, fera de la figure de Zalmoxis non seulement un des grands réformateurs religieux à côté de Moïse et Zarathoustra, mais aussi un des pères de l’alchimie, comme le témoignent quelques livres d’emblèmes de la première moitié du XVIIe siècle.

En partant de l’élément central du mythe de Zalmoxis, la caverne dans la montagne sacrée où aurait vécu éternellement le dieu Gète, l’Auteur fait une analyse de l’espace imaginaire, depuis les sources antiques jusqu’aux éléments de l’espace du drame alchimique dans les textes de la Renaissance. La dernière partie du livre analyse cet autre modèle d’espace, dont les règles, très différentes de celles de l’espace cartésien et de la logique rationaliste, a façonné la pensée traditionnelle jusqu’à l’aube de l’époque moderne. Si cet autre modèle d’espace et cette autre perception du monde ont survécu, avec ce que l’on appelle de nos jours «l’espace virtuel», tellement envahissant dans la vie de notre société moderne, c’est grâce à la puissance des symboles de cet espace imaginaire de la pensée magico-symbolique, qui se révèle être une composante toujours présente dans la culture occidentale.

 

Radu Drăgan è poeta, saggista, storico e architetto. È dottore di ricerca in antropologia e in storia delle religioni. Nato in Romania, vive e lavora a Parigi. Ha insegnato storia dell’alchimia in qualità di Maître de conférences all’École Pratiques des Hautes Études (Parigi) e antropologia e architettura, come Visiting Professor, alla Facoltà di Architettura di Bucarest. Ha al suo attivo varie pubblicazioni, tra le quali: Ființa și spațiul, saggi, Bucarest 1992 (in collaborazione con A. Ioan); Les mondes renversés. La représentation de l’espace de la société traditionnelle, Paris 1999; Piatra filozofală. Spațiu, spirit și materie în tratatele alchimice de la sfârșitul Renașterii, Bucarest 2010.

Paola Polito è stata Lettrice d’Italiano all’Università di Craiova (Romania) negli anni 80. Nella sua attività di traduttrice dal romeno, ha curato la versione italiana di tre raccolte poetiche di L. Blaga (În marea trecere; Lauda somnului; La cumpăna apelor) per le edizioni DORUL (Aalborg-Nørresundby 1998, 1999, 2000); il romanzo di Şt. Agopian, Almanacco degli accidenti (Manualul întâmplărilor), Pisa 2012, con il sostegno del “Translation and Publication Support Programme” del Centro Nazionale del Libro Romeno; la monografia di D. Condrea Derer, Silvio Guarnieri. Universitario in Romania e in Italia, Roma 2013.

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