INITIA ISIDIS. L’ingresso dei culti egiziani a Roma e nel Lazio

Negli ultimi decenni gli studi sulla presenza dei cosiddetti “culti orientali” nella società romana hanno conosciuto una crescita esponenziale, generando tra l’altro una massa bibliografica che nessuno è ormai in grado di dominare interamente. Tuttavia, questo fiorire di studi – per la specializzazione estrema che ne è stata la conseguenza – oltre a costituire un progresso, in verità più quantitativo che qualitativo, ha avuto come esito una riduzione al minimo del contributo delle altre discipline e quindi delle problematiche storiche più generali. In questo volume si affronta un tema solo apparentemente marginale: la data d’introduzione dei culti egiziani a Roma e nel Lazio. In effetti, la tendenza diffusa è di posticipare questo momento iniziale oltre il ragionevole, fino al punto di sostenere l’assenza di edifici di culto isiaci in Italia prima del periodo augusteo. Non si tratta in effetti solo di un tema cronologico, dal momento che il fenomeno si inquadra e diviene comprensibile solo nell’ambito di una crisi generale della società romana, i cui primi sintomi si avvertono già nella seconda metà del III secolo a.C., con un’accelerazione impetuosa a seguito della guerra annibalica. Questa discrasia cronologica è aggravata dalla lettura che in genere viene data del problema, come opposizione a senso unico tra la religione tradizionale romana e i nuovi culti, che avrebbe generato un conflitto frontale tra la classe dirigente e i ceti subalterni, considerati gli unici fautori di novità religiose incompatibili con il mos romano. Nella realtà, il problema è assai più complesso, dal momento che, dimostrabilmente, i culti “orientali”, e in particolare quello isiaco, coinvolsero anche membri importanti dell’aristocrazia senatoria (basti pensare all’Isis Metellina). Parafrasando il titolo di un’opera – fondamentale quanto dimenticata – di Clara Gallini, il tema va impostato in termini di “protesta” e “integrazione”. In effetti, esso si presenta fin dall’inizio in questo duplice aspetto: come contestazione politico-sociale (non sempre cosciente) di ceti subalterni, in particolare della plebe urbana e rurale, delle donne e degli schiavi (il caso dei Bacchanalia del 186 a.C.), ma anche come inclusione: “normalizzante”, nella forma di un’autorizzazione pubblica, oppure “carismatica”, come strumento di potere dei capi militari nel periodo delle guerre civili. Tale processo di integrazione conoscerà la sua “soluzione finale” con l’introduzione del culto imperiale: dunque il periodo augusteo, lungi dall’essere la fase iniziale del fenomeno, ne costituisce la conclusione. (link per acquistare il volume)

 

Filippo Coarelli ha insegnato nelle Università di Roma, Siena, Cosenza, Perugia. È attualmente professore emerito dell’Università di Perugia, dove dal 1981 al 2008 è stato professore ordinario di Storia romana, insegnando Antichità greche e romane e Religioni del mondo classico. Dal 1978 ha diretto gli scavi della colonia latina di Fregellae (Ceprano, Frosinone) e in seguito degli scavi di Falacrinae (Città Reale, Rieti). Dirige dal 2003, in collaborazione con Giuseppina Ghini gli scavi del santuario di Diana a Nemi. È autore di oltre 500 pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo. Centro dei suoi interessi sono la topografia e la storia di Roma e dell’Italia antica, e l’arte ellenistica e repubblicana. Ha diretto e in parte scritto la serie di Guide archeologiche edite da Laterza. È l’ideatore della mostra Roma medio-repubblicana (Musei Capitolini, 1973) e della mostra del bimillenario dei Flavi, Divus Vespasianus (Colosseo e Curia Senatus, 2009). È stato redattore dalla fondazione della rivista “Dialoghi di Archeologia”, fondata da Ranuccio Bianchi Bandinelli. Ha ricevuto la laurea honoris causa dalle Università di Tours, di Clermont-Ferrand, della Sorbonne, di Oulu (Finlandia) e di Alicante. È membro dell’Academia Europaea, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, della British Academy, della Société des Antiquaires de France, dell’Istituto di Studi Etruschi. Ha ricevuto la medaglia d’oro della Repubblica Italiana di benemerito della Scuola, Cultura ed Arte.

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