COLLI: LA QUESTIONE DELLA GRANDEZZA

il

di MAURIZIO ROSSI

“Come si diventa un filosofo Scegliere per tempo i propri maestri (il fiuto dev’essere innato) – purché siano pochi. Stringerli, spremerli, sviscerarli, tormentarli, sminuzzarli e rimetterli insieme, senza subire la lusinga della polimatia. Minatore fedele alla sua caverna: è la faccia oscura del filosofo. Schopenhauer ha conosciuto questa ricetta: Nietzsche no, ma ha saputo scavare Schopenhauer.
(G. Colli, Dopo Nietzsche)
“E chi mai ha sentito che cosa voglia dire nella nostra umanità attuale di ircocervi trovare una buona volta una natura tutta intera, unisona, a suo agio nei propri cardini eppure mossa, spregiudicata e senza impacci, comprenderà la mia felicità e la mia meraviglia, quando ebbi trovato Schopenhauer: pre-sentivo di aver trovato in lui quell’educatore e filosofo che da tanto tempo cercavo. Certo soltanto come libro e questa era una grande mancanza. Tanto più mi sforzai di vedere attraverso il libro e di rappresentarmi l’uomo vivente, il cui grande testamento dovevo leggere e che prometteva di fare suoi eredi soltanto coloro che volevano e potevano essere qualcosa di più che suoi semplici lettori: vale a dire suoi figli e discepoli.”
(F. Nietzsche, Schopenhauer come educatore)
“Il fenomeno del mondo, che si tratta di spiegare, offre peraltro infiniti appigli, di cui uno soltanto può essere il giusto: esso assomiglia a un gomitolo imbrogliato, con molti falsi capi del filo che gli penzolano attorno. Solo chi riesce a scoprire quello vero può sbrogliare tutto quanto. In tal caso ogni cosa può essere sviluppata facilmente da un’altra, e si rende così manifesto che proprio quello è stato il capo giusto. Si può fare anche il paragone con un labirinto, munito di cento ingressi ad altrettante gallerie, che riconducono tutte alla fine di nuovo all’esterno, dopo lunghi e intricatissimi meandri, a eccezione di un unico corridoio, i cui avvolgimenti portano realmente al centro, dove sta l’idolo. Quando si infila questa entrata, non si può sbagliare di strada: attraverso nessun’altra però si potrà mai raggiungere il termine desiderato – non nascondo però di esser dell’opinione che soltanto la volontà in noi è l’estremità vera della matassa, la vera entrata del labirinto.” (A. Schopenhauer, Parerga e paralipomena)

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