TRA UMANO E DIVINO

il

Forme e limiti
del culto degli Imperatori nel mondo romano

DI CESARE LETTA

Il complesso coacervo di pratiche di culto legate alla figura dell’imperatore che si suole definire ‘culto imperiale’ costituisce l’aspetto più vistoso e pervasivo della civiltà romana, ma è stato spesso frainteso: ancora di recente si è sostenuto che l’imperatore vivente fosse adorato come un dio in tutto l’impero, Roma inclusa. Questo libro cerca di mettere un po’ d’ordine e di stabilire alcuni punti fermi, innanzi tutto distinguendo tra culto di stato (officiato a Roma e nei campi militari), culti provinciali (controllati e in parte promossi da Roma e officiati da rappresentanti delle comunità di ciascuna provincia riuniti in concilia o κοινά), culti cittadini (lasciati all’iniziativa locale) e culti privati, del tutto liberi.
Attraverso un riesame serrato delle principali testimonianze letterarie, epigrafiche e archeologiche, l’autore cerca di dimostrare che per il culto di stato durante tutta l’età imperiale rimasero validi i due principi stabiliti da Augusto: culto diretto solo per l’imperatore ormai defunto, purché il senato lo avesse formalmente proclamato divus; solo omaggi indiretti all’imperatore vivente, attraverso libazioni e sacrifici offerti non a lui, ma per lui agli dei tradizionali, al suo genius o al suo numen e a varie astrazioni divinizzate a lui legate con l’epiteto Augustus / Augusta, che esprimevano gli ideali e le attese di buon governo dei sudditi.
Questo culto indiretto era tutto ciò che il potere centrale richiedeva in tutto l’impero. Anche nei confronti dei cristiani esso non pretese mai che l’imperatore vivente fosse adorato come un dio, ma esigeva che anch’essi, come tutti, offrissero libazioni al suo genius e su questo genius giurassero in occasione dei vota o davanti al giudice.
La risposta delle periferie a queste richieste del centro fu molto varia e spesso ambigua e contraddittoria, sia a livello provinciale che a livello cittadino, con notevoli differenze tra l’Italia e l’Occidente da una parte e l’Oriente dall’altra. È a causa di questa ambiguità di fondo che sul culto imperiale sono state dette e scritte da storici e storici delle religioni le cose più diverse. Questo volumetto vorrebbe contribuire a chiarire qualche punto importante e a collocare i diversi elementi nella giusta prospettiva, o almeno a suscitare alcuni interrogativi come spunto per nuovi approfondimenti.

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Cesare Letta, professore emerito dell’Università di Pisa, ha insegnato Storia Romana ed Epigrafia Romana dal 1976 al 2014. Dal 1975 al 1989 ha diretto la missione archeologica pisana a Collelongo (AQ). Dal 2005 è direttore della rivista “Studi Classici e Orientali”. È autore di numerose pubblicazioni concernenti la storia e la storiografia romana, l’epigrafia latina e italica e l’archeologia romana.

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