Logica e magia. Giovan Battista Della Porta e i segreti della natura

Pensatore ‘più famoso che noto’ – secondo la celebre espressione di Giuseppe Gabrieli – Giovan Battista Della Porta (1535-1615) è uno dei protagonisti più rappresentativi della cultura filosofica e scientifica rinascimentale. Nato a Vico Equense (per alcuni a Napoli) è il primo ascritto all’Accademia dei Lincei.

Si distingue ben presto per i suoi studi di ottica, di fisiognomica e di magia naturale, raggiungendo risultati di gran pregio anche sul versante del teatro. In un passo del Del senso delle cose e della magia, rievocando i termini di una pubblica disputa con Della Porta, Tommaso Campanella (1568-1639) rivolge al filosofo campano una critica assai dura, accusandolo di essersi approcciato al mondo naturale e ai suoi ‘segreti’ con metodo meramente descrittivo.

Stanno veramente così le cose? Prendendo le mosse da questo celeberrimo episodio della biografia dei due pensatori, il volume di Donato Verardi dal titolo Logica e magia. Giovan Battista Della Porta e i segreti della natura, pp. 170, 2017, € 25,00, ricostruisce l’effettiva posizione di Della Porta circa il tema degli ‘occulti segreti della natura’, approfondendo i rapporti che essa intrattiene con le riflessioni coeve sulla logica e l’astrologia.

Per Della Porta, il mago naturale è colui che, dotato dal cielo di nascita di particolari capacità, mette in relazione, anche tramite un’adeguata preparazione teorica, gli astri e il mondo corruttibile della materia sublunare. A distinguerlo dal filosofo naturale, troppo impegnato nella ricerca delle ‘ragioni delle cose’, è la consapevolezza che lo sforzo ermeneutico della magia naturale si misura soprattutto nel quadro della comprensione empirica, ma non per questo esente da una doverosa giustificazione logica, delle qualità occulte dei segreti della natura.

L’autore:

Donato Verardi, dottore di ricerca in Storia (Parigi) e in Filosofia (Pisa), vive attualmente in Francia ed è tra i più accreditati studiosi dell’opera di Giovan Battista Della Porta. Specialista in storia del pensiero tardo medievale e rinascimentale, la sua riflessione critica è indirizzata soprattutto verso problematiche inerenti l’astronomia, l’astrologia, l’ottica e la meteorologia. Al pensiero di Della Porta ha dedicato numerosi saggi, voci enciclopediche e diverse conferenze, in Italia e all’estero.

Castor a Roma. Un dio peregrinus nel Foro

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Il volume di Claudia Santi dal titolo Castor a Roma. Un dio peregrinus nel Foro, pp. 198, € 35,00 (link per acquistare il volume), ricostruisce la figura divina e il culto di Castor, dio straniero accolto nel pantheon di Roma, dal momento della dedica del tempio del Foro (484 a.C.) fino alle soglie della cristianizzazione dell’Impero. Attraverso l’analisi storico-religiosa dei documenti letterari, archeologici, epigrafici, numismatici e iconografici, Claudia Santi giunge a delineare il profilo di una divinità sovrano-guerriera di grande rilievo teologico, che, pur mantenendo tratti ereditati dal patrimonio religioso dei popoli indoeuropei, subì una riplasmazione coerente con l’orientamento demitizzato della religione romana di epoca repubblicana e che infine, a partire da Augusto, fu attratta nella teologia della famiglia imperiale.

L’Autrice

Claudia Santi, laureata in Lettere Classiche e in Studi storico-religiosi, è dottore di ricerca in Filologia latino-italica, Sabino, Latino e continuazioni romanze. Dopo un lungo periodo di collaborazione didattica e di ricerca presso l’Università degli studi La Sapienza di Roma, attualmente è professore associato di Storia delle religioni presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ha pubblicato in diverse sedi internazionali studi sulle religioni del mondo classico e italico, nella prospettiva del comparativismo storico, ricerche di antropogia religiosa e di folklore, saggi sul movimento new age, contributi di storia degli studi e di metodologia storico-religiosa. Ha in preparazione un volume sulle applicazioni della macrocategoria religiosa del mana alle religioni greca e romana. Tra le più importanti pubblicazioni: Totemismo e mondo classico (2011); Sacra facere. Aspetti della prassi ritualistica divinatoria nel mondo romano (2008); Alle radici del sacro. Lessico e formule di Roma antica (2004); La costruzione annalistica della figura di Numa. Apporti romano-sabini, folklore italico e tradizioni gentilizie (1993); I libri Sibyllini e i decemviri sacris faciundis (1985).

La fiabazione, l’essere, il tempo

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La tesi del volume di Elio Tocco dal titolo La fiabazione, l’essere, il tempo, con una presentazione di Margherita Spagnuolo Lobb, Agorà & Co., 2016, pp. 246, € 19,00 (link per l’aquisto del volumeè che siamo di fronte ad una catastrofe, una frattura epistemologica che in tutto il Nord del mondo sta progressivamente distruggendo un vecchio modo d’essere, di vivere, di intendere ed organizzare valori. E tutto ciò che sta accadendo ha creato nuove identità che appaiono terrificanti, prive di speranza (cioè di proiezione al futuro) e assenti di memoria (cioè di radici familiari, sociali, antropologiche). Il nuovo branco-educante, di per sé indifferente al bene come al male, privo di catarsi perché privo di dolore, privo di progettualità perché privo di autoconsapevolezza, è il futuro di un presente onnivoro e dominante, dove ogni particolarità si sperde in un’amorfa e piatta generalità costituita da tante piccole tribù, dove le nuove appartenenze (significate da microlinguaggi, segni corporei e gestuali, senso della micro-territorialità) sono del tutto autoreferenti, chiuse come monadi claustranti, prive di ogni respiro di futuro.

L’Autore:

Elio Tocco è stato per molti anni Professore ordinario di Filosofia e Storia nei Licei.

Ha all’attivo numerose pubblicazioni: Guida alla Sicilia che scompare, Milano 19812; Il forte del SS. Salvatore in Messina, Palermo 1970; La Cittadella di Messina, Palermo 1971; La scomparsa delle Fate, Messina 1988; Sicilia in pericolo, Milano 1988; Il Tempo, l’Eresia, la Bellezza, Palermo 1992; Prefazione al saggio di Lorenzo Armato, Cristianesimo senza Dio, aprile 2009; Prefazione al saggio di Ivan Manzella, La Sonata Op. 111 di Beethoven, Luglio 2009; Prefazione a Il grano di paglia di Pasquale Zenga, Viareggio 2013.

Gli Scripta minora di Giuseppe Bezza

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Giuseppe Bezza, Scripta minora, a cura di Emanuele Ciampi e Ornella Pompeo Faracovi, Lugano, 2016, pp. 480, € 55,00 (link per acquistare il volume)

SOMMARIO

Presentazione di Ornella Pompeo Faracovi

Nota ai testi

  1. Le Tecniche

Representation of the Skies and the Astrological Chart

La ‘Profezione’. Come si calcola, come si interpreta

L’embrassement céleste. Les unions selon l’astrologie classique

Zodiaque et saisons: les signes solides

  1. Le Natività

Il trattato sulle natività di Eleuterio Zebeleno di Elis

Una natività a scopo didattico

  1. Tra Oriente ed Occidente

Liber scriptus et liber vivus. Les antécédents astrologiques de la métaphore galiléenne du Livre de l’univers

Some considerations about hyleg and alcochoden

The development of an astrological term. From Greek hairesis to Arabic ḥayyiz

XX Scorpij: un oroscopo per il tramonto mattutino delle Pleiadi

Sulla tradizione del thema mundi

L’eredità degli Arabi

Tolemeo e Abu Ma‘šar: la dottrina delle congiunzioni Saturno-Giove presso i commentatori tolemaici

  1. Astrologia e Storia

La naissance de l’astrologie

L’astrologia greca dopo Tolemeo: Retorio

Corps célestes et corps terrestres: foie et divination

Il Lessico di Gerolamo Vitali

Indice dei nomi

 

L’Autore

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce. Sciences et Technique en perspective, s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

Giordano Bruno lettore di Aristotele

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Il volume di Paul Richard Blum dal titolo Giordano Bruno lettore di Aristotele. Ricezione e critica, Lugano 2016, pp. 220, € 24,00 (link per acquistare il volume), mette a fuoco un momento significativo nella storia della filosofia della prima età moderna: Giordano Bruno lettore di Aristotele.

Il confronto (ricezione e critica) del Nolano con il pensiero di Aristotele è un caso paradigmatico dell’origine di ogni filosofare a seguito di un ‘corpo a corpo’ con la filosofia precedente. Sebbene Bruno si fosse formato sui testi della tradizione aristotelico-scolastica, egli si accostò anche a correnti filosofi che opposte, come il platonismo e l’epicureismo.

Per una comprensione strutturale e d’insieme della sua opera è decisivo il fatto che Bruno utilizzasse intenzionalmente e scientemente tesi di filosofi del passato, per poter poi sviluppare le proprie dottrine in modo del tutto originale.

 

L’AUTORE

Paul Richard Blum ricopre la ‘T.J. Higgins, S.J., Chair in Philosophy’ alla Loyola University Maryland di Baltimora.

Precedentemente, ha insegnato alla Pázmány Péter Catholic University di Budapest. Ha studiato in Germania, ottenendo il dottorato in filosofia presso l’università di Monaco di Baviera e l’abilitazione presso l’università di Berlino.

Ha pubblicato numerosi studi e curato edizioni di testi. Fra i suoi lavori su temi del Rinascimento è da ricordare Philosophy of Religion in the Renaissance  (Ashgate, 2010). Si è poi dedicato alla filosofia della Seconda Scolastica, pubblicando tra l’altro il volume Studies on Early Modern Aristotelianism  (Brill, 2012).

Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure

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L’esperienza della paura è costitutiva della condizione umana, e nessuno ne è mai stato esente: non Cristo, che sulla croce grida il suo “Eli Eli lema sabachthani?”: “Padre Padre, perché mi hai abbandonato?”; non Buddha Sakhyamuni, che prima di imboccare la via dell’ascesi si imbatte, sgomento, nelle figure della vecchiaia, della malattia, della morte.

Nessuno ha calcato il suolo di questo pianeta senza avere provato, in misura maggiore o minore, la vampa dell’ansia o l’angoscia dell’incubo notturno, il morso del panico, l’irrequieto aggirarsi del pensiero nelle lande livide del timore di ammalarsi o di morire, o del lutto per il trapasso di una persona preziosa, o per la fine di un grande amore.

La paura è una realtà della psiche, fin dalla nascita, e anzi, proprio già nell’atto stesso del nascere, in quel passaggio straziato dal regno delle acque e delle oscurità materne alla luce e all’aria, che trafigge i polmoni e fa piangere il nuovo nato.

Ma la paura è presente anche nel fragile ego del neonato, come dice Melanie Klein, quando si rapporta al seno materno, ora buono, quando fornisce alla prima richiesta il nutrimento necessario per sopravvivere, ora cattivo, quando non risponde immediatamente alla domanda del lattante, e lo fa temere per la propria sopravvivenza.

Non c’è vita senza paura. Nessuno ne è esente.

È bene saperlo, per non alimentare illusioni, elusioni o evitamenti che prima o poi finiscono con il consegnarci a essa, impreparati.

In questo volume di Angelo Tonelli dal titolo Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure, 2016, € 19,00, si indicano alcune vie, tra cui la psicoanalisi junghiana, lo psicodramma, la danzaterapia, la meditazione e altre pratiche spirituali tratte da varie tradizioni, per attraversare indenni questa selva oscura, e trarne stimolo alla crescita spirituale.

Difesa del Saggio sull’intelletto umano del sig. Locke

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Catharine Trotter Cockburn, Difesa del Saggio sull’intelletto umano del sig. Lockeedizione e traduzione a cura di Emilio M. De Tommaso e Giuliana Mocchi, 2016, COLLANA “I palinsesti di Diotima” (link per acquistare il volume)

La figura di Catharine Trotter Cockburn trova certamente posto in una categoria storiografica che Virginia Woolf, all’epoca di A Room of One’s Own, desiderava fosse esistita, ma di cui non riconosceva né tracce né caratteri, pur consapevole di un’inespressa e ancora non riconosciuta energia creativa delle scrittrici del passato, laddove fossero state significativamente presenti nella tradizione occidentale.

Con l’affermarsi dei gender studies in ambito accademico, almeno dalla fine degli anni settanta del Novecento si è definito l’orizzonte intellettuale e storico-sociale di questa categoria, che si riferisce alle Early Modern Writers. Il dibattito sulla realtà di un rinascimento femminile europeo, inaugurato da Joan Kelly-Gadol, la discussione sulla diffusione del cartesianesimo inteso come catalizzatore delle consapevolezze identitarie femminili, la riscoperta delle pensatrici di età e di ispirazione lockeana e leibniziana, sono soltanto alcune tappe della riflessione sulle caratteristiche dell’intellettualità femminile di età moderna. Tale riflessione, che affronta snodi teorico-metodologici specifici, nasce da un intenso lavoro di recupero di fonti e di identità autoriali oscurate o misconosciute, spesso con implicite adozioni delle strategie di controllo dominanti, tali da determinare l’auto-esclusione, anche nel caso di Trotter, come vedremo.

La sua vicenda intellettuale fu per molti aspetti straordinaria. Precoce e feconda poetessa e autrice di opere teatrali, fu molto apprezzata dai suoi contemporanei, tanto che i suoi lavori furono ripetutamente messi in scena nel torno d’anni a cavallo tra la fine del secolo decimosettimo e l’inizio del decimottavo. Ella era, inoltre, dotata di una vivacità speculativa non comune, che le consentì di scrivere e pubblicare anche alcune pregevoli opere filosofiche.

Uno degli elementi che rende particolarmente interessante la sua vicenda è il fatto che Trotter riuscì ad affermarsi sia come autrice sia come filosofa in un contesto sociale, politico e ambientale, caratterizzato da asimmetrie di genere profondamente gerarchizzanti.

Poemetti biblici. Istoria di Ester e Vita di Tubia

Copertina Ardissino Erminia

Copertina Ardissino Erminia

Nel pieno sviluppo del Platonismo a Firenze e durante l’affermarsi del più compiuto Umanesimo, con quel ‘ritorno di Platone’ che è alla base della splendida fioritura dell’arte e della letteratura del Rinascimento italiano ed europeo, una donna, Lucrezia Tornabuoni de’ Medici, al centro del dinamismo politico e culturale fiorentino, realizza un volgarizzamento poetico di cinque episodi biblici, a cui la critica ha sorprendentemente dedicato poca attenzione, al punto che di due di essi si offre per la prima volta un’edizione a stampa.

Erminia Ardissino, Professoressa di Letteratura Italiana all’Università di Torino, colma questa lacuna curando, sulla base del solo manoscritto che li tramanda, il Magliabechiano VII, 338 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze,  l’edizione critica  dei Poemetti Biblici nel volume Lucrezia Tornabuoni, Poemetti biblici.  Istoria di Ester e Vita di Tubia, Lugano, 2015, pp. 200, € 28,00. (link per acquistare il volume)

Il volume inaugura la nuova Colla editoriale I PALINSESTI DI DIOTIMA, diretta da Sandra Plastina, ricercatrice presso l’Università della Calabria.

La collana ‘I Palinsesti di Diotima’ si propone di esplorare il rapporto delle donne con il sapere filosofico, dall’inizio dell’età moderna fino al Settecento, da Lucrezia Tornabuoni a Maria Gaetana Agnesi, da Isotta Nogarola e Tullia d’Aragona a Gabrielle Suchon, attraverso la feconda stagione tardo rinascimentale che vide Moderata Fonte e Lucrezia Marinella protagoniste del dibattito sui meriti e l’eccellenza delle donne.

Gli scritti delle filosofe e delle letterate che presentiamo sono innervati dall’impegno per il riconoscimento delle capacità intellettuali e morali delle donne, battaglia a cui si unirono anche alcuni filosofi sostenitori della loro causa.

La nascente “questione femminile” si affaccia nel periodo storico compreso tra il Quattrocento e il Cinquecento, animato dal dibattito umanistico, contrassegnato da profonde trasformazioni storiche e dal cambiamento dello scenario intellettuale.

Molte pensatrici pubblicarono scritti sui più svariati argomenti filosofici e mantennero proficue corrispondenze intellettuali con i filosofi più in vista della loro epoca. L’elenco di questa fiorentissima produzione europea è lungo e nutrito: alla fine del Cinquecento, ad esempio, Camilla Erculiani affronta nella sua opera alcune importanti questioni dell’aristotelismo, quasi un secolo dopo, Anna Maria van Schurman rivisita i presupposti della filosofia cartesiana e a distanza di qualche decennio Catharine Trotter e Catharine Macaulay si confrontano rispettivamente con il pensiero di Locke e di Hobbes.

Negli ultimi anni le scritture femminili sono state rilette attraverso l’attuale consapevolezza metodologica fornita dagli studi di genere e da un appropriato inquadramento storico e culturale, alla luce dei nuovi approcci metodologici alla storia delle donne e degli strumenti interpretativi che hanno avuto un forte sviluppo in modo particolare in area anglosassone.

La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile

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La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile, a cura di Alessandro Biancalani e Antonino Postorino, (Collana Areopago, 1) Lugano, 2015, pp. 198, € 25,00 (link per acquistare il volume)

C’è stato un tempo nel quale le scienze, come “filosofie seconde”, si correlavano sistematicamente sul fondamento unico della metafisica, o “filosofia prima”, mentre, poi, la metafisica era intesa come la rivelazione che l’Essere fa di se stesso alla ragione, rivelazione che si inscriveva organicamente nella rivelazione che Dio fa alla fede della verità prima e ultima, nel senso di fondante e indirizzante l’esistenza umana. Poi l’edificio ha cominciato a mostrare crepe sempre più preoccupanti, e, dopo crolli parziali e contenibili, ha finito per rovinare.

Le prime incrinature si sono manifestate dove meno ci si sarebbe aspettato, ossia nello stesso sistema della razionalità necessitante, che, spinto dalle sue stesse premesse, sarebbe arrivato ad escludere la stessa possibilità dell’approdo metafisico come tale. Nel medesimo tempo le scienze, respingendo qualunque statuto di “filosofia seconda”, si staccavano progressivamente dalla filosofia come tale, rivendicando un’autonomia procedurale affrancata da qualunque esigenza fondativa. In pieno sostanziale accordo – sebbene nessun accordo sussistesse davvero o fosse riconosciuto come sussistente –, la filosofia rinunciava a costituirsi come “filosofia prima”, e le scienze perdevano anche la memoria dell’essere state “filosofie seconde”.

Venendo meno l’inscrizione della metafisica nella teologia, la verità della teologia si faceva relativa esclusivamente a un non necessitato presupposto di fede, e la rovina dell’edificio unitario lasciava almeno tre ambiti, ormai tra loro isolati. In posizione dominante, e di importanza progressivamente crescente, è l’ambito delle scienze, il cui fine è la descrizione puntuale e rigorosa del mondo sperimentabile, la conoscenza delle cui costanti si cerca di spingere fino alla sicura prevedibilità. In secondo luogo c’è l’ambito – potremmo dire – di ciò che resta della filosofia, la quale, cessando di essere “prima”, ha insieme cessato di pensarsi come “pura”, e si presenta in una straordinaria varietà di contaminazioni, legandosi di volta in volta a tutte quelle che con un termine specifico si sono chiamate “scienze umane”. Infine – ma di questo terzo ambito quasi non si dà notizia nel mondo extra-ecclesiale – c’è la dimensione della teologia, che ancora tiene fermo all’unità dell’edificio classico, ma – almeno in quanto si stia alla concezione fondante il suo cursus studiorum – pensando essenzialmente la filosofia come garanzia formale di rigore concettuale dei contenuti sedimentati nel suo depositum fidei, ed in definitiva soprattutto di questi.  (Dall’Introduzione del volume)

Sommario del volume:

Introduzione

Antonino Postorino, Tornare all’areopago. La teologia fra verità eterna e rilevanza perduta

Alessandro Biancalani, Sapere della scienza e conoscere della fede: un contributo sulla ‘modalità originaria’ di incontro nel pensiero di Paolo di Tarso

Mario Bracci, Per una teologia patriologicamente fondata

Pietro Pratolongo, «Tu, quando verrai…». L’atteso «ultimo dio» in Martin Heidegger nel «il post-moderno nell’esperienza credente»

Leonardo Biancalani, Valutazioni e critiche sull’enciclica Fides et Ratio: una prospettiva di antropologia filosofica

Alessandro Raffi, I tre volti della teologia in Dante Alighieri: «sapientia» divina, angelica e umana

Diego Pancaldo, L’amore donativo al centro dell’antropologia trinitaria di Edith Stein

 

 

Tommaso Campanella, Due opuscoli teologici

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Il volume, a cura di Michele Miele, presenta due opuscoli di Tommaso Campanella, De conceptione Beatae Virginis e De praecedentia preaesertim religiosorum (link per l’acquisto del libro), nei quali il domenicano fa appello alle proprie straordinarie competenze teologiche per affrontare tematiche che erano al centro di vivaci dibattiti.

Il primo opuscolo, più complesso, interviene nella controversa e delicata questione dell’Immacolata Concezione di Maria, con il proposito di precisare il ruolo sostenuto nel corso dei secoli dai Domenicani, e in particolare da san Tommaso.

Nel secondo, l’autore si propone di interpretare in modo corretto recenti documenti pontifici per stabilire a quale Ordine competa il diritto di precedenza nelle diverse cerimonie: l’investitura non può che spettare all’Ordine domenicano, per la cui dottrina e la cui storia Campanella mostra il più vivo apprezzamento.

Il Curatore:

Michele Miele, domenicano, già docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Facoltà Teologica (Napoli), socio dell’Accademia Pontaniana, si è occupato prevalentemente dei problemi religiosi dell’Italia meridionale tra Cinquecento e Ottocento. Oltre a ricerche sui concili provinciali e il Decennio francese, ha al suo attivo diversi saggi su Bruno, Campanella e i loro contesti culturali.

Gli insegnamenti fondamentali del Buddhismo

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Nel panorama buddhista occidentale, e in particolare quello italiano, mancava certamente un testo che trattasse del tema della pedagogia e presentasse il Buddhismo in forma di auto-educazione. Di principi e valori educativi il Buddhismo è pieno, anzi si può senza esagerazione affermare che è esso stesso il Sentiero all’educazione interiore che mira allo sviluppo delle potenzialità di crescita delle persone e al miglioramento delle loro condizioni di salute psico-fisiche.

Come si evince leggendo questo volume di Taeri Sunim dal titolo Il Buddhismo come auto-educazione. Gli insegnamenti fondamentali del Buddhismo letti in chiave pedagogica con spunti di comparazione con la “via di mezzo” aristotelica e la via socratica del “conosci te stesso”, pp. 264, 2005, € 19,00 (acquista il volume), l’educazione buddhista, partendo dall’interiorità della persona, si declina esteriormente in ambito sociale, relazionale, ambientale, politico e religioso dando adito a ulteriori sviluppi per l’educazione nei rispettivi contesti: educazione al pluralismo; educazione alla consapevolezza; educazione ecologica; educazione alla pace; educazione alla tolleranza religiosa.

Questo testo non tratta solo di educazione e pedagogia, ma è prima di tutto una presentazione al pubblico occidentale degli insegnamenti basilari di questa grande Via Sapienziale, patrimonio spirituale dell’intera umanità, che travalica i confini geografici e temporali di una specifica cultura. L’esposizione è resa ancora più interessante dagli spunti di comparazione dottrinali buddhisti con quelli di alcuni eminenti filosofi occidentali, in particolare degli antichi greci.

 

L’AUTORE

Giancarlo Cocco, in religione Taeri Sunim, ha trascorso nove anni in Asia durante i quali ha vissuto, praticato e studiato in vari monasteri coreani, taiwanesi, thailandesi, birmani e srilankesi. Ha seguito la formazione monastica completando i rispettivi training e prendendo l’alta ordinazione (bhikshu) in due delle tre principali tradizioni del Buddhismo, (Mahayana e Theravada, la terza è il Vajrayana), sotto la guida esperta di maestri di meditazione, di dottrina e di disciplina.

Tornato in Italia, presso il piccolo tempio Musang Am nelle colline di Lerici, ha continuato la sua attività di pratica e contemporaneamente ha iniziato a trasmettere la sua esperienza agli occidentali interessati. Questo libro nasce dall’incontro della sua esperienza monastica con quella della sua formazione accademica pedagogica e dal desiderio di interpretare per l’Occidente questa antica tradizione spirituale.

La figura di Penelope nell’Arte e nella letteratura

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Il volume di Maddalena Sanfilippo dal titolo  Coniunx semper Ulixis ero. Penelope nell’arte e nella letteratura dall’antichità a Cesare Ripa, pp. 242 + 34 tavole in bianco e nero fuori testo (acquista il volume) è stato ispirato da un affresco realizzato dal Pintoricchio all’inizio del Cinquecento; oggi staccato e riportato su tela, il dipinto, conservato presso la National Gallery di Londra, raffigura Il ritorno di Ulisse. La scena era inserita in un ciclo che decorava le pareti e il soffitto della ‘camera bella’ nel palazzo di Pandolfo Petrucci a Siena.

Il soggetto sembra una sintesi del racconto omerico: l’attesa di Penelope che fa e disfa la tela per contrastare le pressioni dei pretendenti ansiosi di condurla all’altare, sul fondo gli episodi di Circe e delle Sirene che durante il viaggio mettono alla prova la sapienza e la volontà di Ulisse, forse il ritorno di Telemaco partito alla ricerca del padre, identificato da alcuni nel giovane in primo piano, al centro della scena, che si rivolge con gesti eloquenti verso l’eroina.

L’affresco funge da espediente in questo studio per delineare la tradizione iconografica e letteraria della sposa di Ulisse, Penelope, che dall’antichità ai giorni nostri, si profila come uno dei modelli più significativi di donna virtuosa, fedele e saggia.

The Origin of the Soul from Antiquity to the Early Modern Era. A Short Introduction

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The origin of the soul became a systematic subject of speculation in Greek philosophy and medicine. In early Christian thought, three theories evolved: the soul was held to be either generated from the parents (traducianism) or it was believed to be formed by a special act of creation on God’s part (creationism), or else it’s origin was related to a former realm (pre-existence). These alternatives, in numerous guises and theoretical cross breedings, intrigued medieval and early modern philosophers, theologians and scientists until the eighteenth century. This introduction (Leen Spruit,  The Origin of the Soul  from Antiquity  to the Early Modern Era. A Short Introduction, pp. 190, € 24,00) offers a summary reconstruction of relevant debates and issues, guiding the reader in doctrinal paths where medicine, philosophy and theology intermingle.

The Author:

Leen Spruit is now associate researcher at the center for the History of Philosophy and Science of the Radboud University in Nijmegen, and lecturer of Dutch language and literature at the ‘Sapienza’ University in Rome; his research interests regard history of cognitive psychology and censorship of science and natural philosophy in the early modern period; his publications include Species intelligibilis (2 vols., 1994-1995), Catholic Church and Modern Science (4 vols. 2009, with Ugo Baldini), and essays on Agostino Nifo, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Kepler, Descartes, Spinoza, and Leibniz.

Il secondo libro del “Quadripartitum” di Claudio Tolemeo

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Il secondo libro del Quadripartito tolemaico contiene una trattazione stringata e sistematica delle tecniche astrologiche di previsione del tempo meteorologico e degli eventi di carattere generale (epidemie, inondazioni, carestie, terremoti, guerre, leggi, regni). I suoi 13 capitoli sono dedicati all’esame delle caratteristiche dei diversi climi, e delle familiarità di regioni e popolazioni con i trigoni e le stelle; trattano quindi della mutazione dei momenti dell’anno; della qualità e dei tempi degli eventi futuri, di sizigie, eclissi e comete; del novilunio dell’anno.

Il celebre testo viene qui presentato in traduzione italiana (a cura di Giuseppe Bezza, autore anche dell’Introduzione e delle note), corredato dal commento del medico e astrologo egiziano cAlī Ibn Riwān (988-1068), che accompagnò il Quadripartito nelle versioni latine medievali e nella prima edizione a stampa, impressa a Venezia nel 1493. Seguono tre Appendici, che documentano l’influenza esercitata dai suoi temi sulla successiva letteratura astrologica. (Acquista il volume).

Il Curatore del volume:

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce, «Sciences et Technique en perspective», s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

E.T.A. Hoffmann. Divorare e essere divorati. Conversazioni filosofiche su una scrittura

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Ripercorrendone il cammino letterario dal suo esordio, con i Pezzi fantastici, sino a quelli Notturni – all’incirca tra il 1813 e il 1816 – l’Autore in un’originale, teatrale, forma dialogica porta per la prima volta alla luce, nei modi ancor sempre puntuali e sistematici del saggio, la filosofia nascosta nella prosa di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann. (Roberto Bigini, E.T.A. Hoffmann. Divorare e essere divorati. Conversazioni filosofiche su una scrittura, pp. 152, € 19,00(Acquista il volume on line)

La filosofia come platonismo per meglio dire e voler seguire con l’Autore gli intendimenti che furono a suo tempo di Martin Heidegger. E con esiti non del tutto scontati. I racconti lasciano emergere con grande chiarezza – soccorsi dai grandi della filosofia tedesca, contemporanea a Hoffmann e non solo – come all’origine della follia e del male si trovi inaspettatamente il fondamento idealistico, e dunque, in anticipo su ogni psicologia e psicanalisi, proprio la grande madre della filosofia.

Di più, dalla follia e dal male, la prospettiva qui aperta si spinge a individuare proprio nell’idea – grazie all’interpretazione finale del famoso Sandmann, L’uomo della sabbia – il “mandante” naturale e originario di ogni automatizzazione dell’esistente e dunque, in definitiva, nella “tecnica”, la più compiuta realizzazione del pensiero e del mondo “idealistico”. Cioè della stessa filosofia.

L’Autore:

Roberto Bigini, nato a Carrara nel 1976, laureato in Filosofia all’Alma Mater Studiorum nel 2002, vive e lavora attualmente a Massa. Consulente filosofico e saggista, ha fatto parte di Phronesis, Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica, collaborando nel 2010 al progetto Tea-time per l’Oncologia dell’Ospedale di Carrara, una pratica dialogica di gruppo, con i pazienti e il personale di reparto, simile ai Café Philo della Parigi degli anni Novanta.

È autore di alcuni articoli apparsi sulla rivista «Phronesis. Semestrale di filosofia, consulenza e pratiche filosofiche», tra i quali si segnalano le recensioni a Frank Furedi, Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo (Anno V, numero 8 – 2007) e ad Augusto Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Anno X, numero 18 – 2012).

Nel 2011 ha pubblicato la monografia filosofica Martin Heidegger. Una guida al velamento (Aracne). Nel 2013 ha completato il testo, ancor oggi inedito, La ricezione di Raymond Carver in Italia, contenente un’interpretazione filosofica del racconto Cattedrale.

La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto

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Il volume di Giuseppe Motta da titolo La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto, Agorà & Co. Lugano, 2014, pp. 248, € 18,00 (acquista il volume) rappresenta un completo studio teorico sui diversi approcci della sociologia della devianza e dei concetti chiave trattati dai teorici classici, delinea un percorso nel quale risulta evidente la costruzione sociale della devianza in un contesto di relativismo culturale e studia i mutamenti sociali e tecnologici e le pratiche devianti che si sono sviluppate nella nostra società. Partendo da queste premesse, mira ad adattare in maniera innovativa i modelli classici al mondo digitale ed alla cultura postmoderna, proponendo un nuovo modo di guardare i rapporti tra le innovazioni tecnologiche e le nuove forme di devianza attraverso il filtro della sociologia e del diritto.

La lettura del libro, pur strutturalmente complesso, affascina il lettore conducendolo a comprendere meglio l’umana devianza nel Cyberspazio, ponendolo di fronte alle conseguenze giuridiche della stessa ed indicando le modalità con cui la scienza della Computer Forensics cerca di controllarne e reprimerne le manifestazioni più dannose per l’Ordinamento giuridico.

L’Autore:

Giuseppe Motta, classe 1964, Avvocato amministrativista e sociologo è specializzato in informatica giuridica ed in sociologia giuridica, con particolare riferimento alla comunicazione pubblica ed all’analisi degli apparati burocratici; recentemente si è dedicato allo studio delle varie forme di devianza nella società contemporanea con ricerche ed analisi sulla devianza giovanile nei Social Network e, più in generale, sul Web.

Ha svolto un’indagine sociologica qualitativa sull’uso distorto dell’informatica nella pubblica amministrazione, pubblicata nel proprio blog che si occupa di sociologia del diritto (www.giuseppemotta.it).

Ha effettuato docenze presso la Scuola Superiore dell’Università di Catania e presso il Centro di Orientamento e Formazione dell’Università di Catania, nei Master di specializzazione post universitaria in materia di Cyber Law, con la società di formazione D&B consulting di Milano (ora Education Time).

È coautore del volume Tecniche e norme della comunicazione pubblica, Lugano,  Agorà & Co., 2013, giunto alla seconda edizione e collabora con siti web di pubblico interesse.

Il giovane Colli nel Golfo degli Dei

presentazionecolliVenerdì 25 luglio 2014, alle ore 18.00 a Tellaro (Lerici-La Spezia) nella suggestiva piazzetta antistante l’Oratorio in Selaa, all’interno della manifestazione Mythos Logos, è stato presentato il volume dal titolo Il giovane Colli, Atti del simposio in onore di Enrico Colli curatore delle opere postume di Giorgio Colli, a cura di Angelo Tonelli, Agorà & Co., Lugano 2014, pp. 130, € 15,00  (acquista il volume)

Il libro pubblica gli interventi su Enrico Colli tenuti in occasione del convegno svoltosi agli inizi del 2013, a Lerici (La Spezia) in collaborazione con l’Archivio Giorgio Colli, con il patrocinio dell’Associazione Culturale Arthena, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Lerici e del Progetto Fondazione Nuova Eleusis.

Alla presentazione hanno partecipato Marco Colli, regista cinematografico e teatrale, Angelo Tonelli, curatore del volume e Direttore della Collana LO SPECCHIO DI DIONISO, Valerio Meattini, ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Bari, studiosi ed ex allievi del maestro.

Alla fine della presentazione è stato proiettato un video, opera di Marco Colli, dedicato al fratello Enrico che curò le opere postume del grande filosofo. Inoltre in via del tutto eccezionale, per interessamento e concessione della famiglia, è stata allestita un’esposizione di lettere, promemoria, fotografie, diari e oggetti personali di Giorgio e Enrico Colli.

 

Indice del volume

Dino Baudone, Saluto

Chiara Colli Staude, I nuovi postumi giovanili del filosofo Giorgio Colli, editi dal figlio Enrico

Marina Toni Colli, “Articolo Lisbona”: un autografo di Enrico Colli

Marco Colli, Ricordando Enrico

Franco Manfriani, Per Enrico

Clara Valenziano, Ricordo degli anni di Lucca

Valerio Meattini, Anni di apprendistato

Andrea Costa, Colli e l’Oriente

Stefano Busellato, L’“Einleitung” del giovane Colli

Alberto Banfi, Un sito internet per l’archivio Colli

Angelo Tonelli, Una meteora sapienziale

Andrea Pistoia, “In absentia praesentes”

Francesco Gaburri, Giorgio Colli: “Il politico e lo storico”

Maurizio Rossi, Apollineo e dionisiaco

Roma filosofica nicodemita libertina. Scienze e censura in età moderna

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla "fabrica della Sapienza di Roma", pubblicato nel 1720.

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla “fabrica della Sapienza di Roma”, pubblicato nel 1720.

Il nicodemismo fu la ratio stessa della vita culturale romana e l’oralità rappresentò una delle dimensioni privilegiate della comunicazione intellettuale. Il nicodemismo e l’oralità, così come la tolleranza praticata dalle istituzioni preposte al controllo sociale furono fattore primario di stabilità sociale nella Roma pontificia.

Sulla base di questo modello di riferimento, il volume di Candida Carella dal titolo Roma filosofica nicodemita libertina. Scienza e censura in età moderna, pp. 196, 2014, € 24,00 (Collana “Testi e storie di filosofia”, 1) (link per l’acquisto del volume) propone una lettura della cultura filosofica e scientifica romana di fine Seicento: una Roma significativamente permeabile a cartesianesimo, gassendismo, spinozismo ma, ancor più, vivace fucina di materialismo, libertinismo e ‘ateismo’. 

L’AUTRICE DEL VOLUME

Candida Carella è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia della “Sapienza” Università di Roma, dove insegna Storia della filosofia moderna. Si occupa di storia della filosofia del Rinascimento e della vita intellettuale seicentesca.

La bella sorte. Il personaggio d’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gabriele d’Annunzio, protagonista di un’esistenza tanto varia e avventurosa da proporsi come «inimitabile» e autore in proprio di una corposa produzione letteraria, è divenuto a sua volta, in vita e oltre, oggetto di innumerevoli reinvenzioni, bersaglio di giudizi e acuminate parodie, nonché fonte di polemiche spesso esulanti dal mero fatto artistico e letterario (Antonio Zollino, La bella sorte. Il personaggio D’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana, Agorà & Co. 2014, € 18,00) (link per l’acquisto del volume)

Lungo l’arco di un secolo, il personaggio d’Annunzio ha offerto così innumerevoli occasioni di scrittura, in verso e in prosa, e non si può nemmeno dire che si sia contentato di restare fra le righe: ha innescato polemiche, rotture di sodalizi, scelte editoriali e iniziazioni erotiche, ha orientato strategie politiche ed elettorali e insomma ispirato i più diversi comportamenti e reazioni, dalle patetiche emulazioni ai violenti rigetti, di volta in volta deformato e nel contempo costantemente alimentato dalle adulazioni come dalle ingiurie.

Seguire d’Annunzio sotto la specie del personaggio significa allora ripercorrere oltre un secolo di vita e letteratura italiana e riflettere su determinati caratteri, non sempre rassicuranti, del più recente passato e del nostro stesso presente.