La vita al tempo del petrolio. Oil lifestyle

Ricordate il film “I tre giorni del Condor”? Ebbene, la realtà di questi ultimi decenni ha superato la fantasia cinematografica. Mai come oggi, il petrolio è divenuto egemone della nostra vita. Ormai  è impensabile vivere senza elettricità, auto e tutto quel che discende dall’oil energy, come telefonini, computer e climatizzazione.

Questo libro dal titolo La vita al tempo del Petrolio. Oil Lifestyle, a cura di ALDO FERRARA, CLAUDIO VENTURELLI, CARLO SGANDURRA, STEFANIA GIAMBARTOLOMEI, VITTORIA AZZARà, pp. 248, € 19,00 (acquista qui il volume) sviluppa due dei tanti aspetti dell’Oil Lifestyle: i danni sulla salute, in parte dovuti ai guasti ambientali del pianeta – al limite dell’irreversibilità – e i condizionamenti sulla geopolitica planetaria. L’uso irrazionale di fossili produce, ogni anno nel mondo, milioni di morti per cambiamenti estremi del clima, progressiva desertificazione e diffusione malarica. Allo smog, per esempio, si attribuiscono 30 mila decessi in Italia e 40 mila in UK, aumento delle allergie e progressivo disfacimento del patrimonio monumentale. Di petrolio dunque si muore, perché produce gas tossici, ma anche perché scatena guerre, come quella asimmetrica dell’ISIS che ha per scenario il triangolo del petrolio, Iraq, Iran, Arabia. Un tourbillon di interessi geopolitici e finanziari che avviluppa il pianeta in una spy story senza fine.

I curatori del volume:

ALDO FERRARA, Professore di Malattie Respiratorie dapprima nell’Università di Milano (1983-1986) e successivamente nell’Ateneo di Siena (1986-2015). Autore di 250 pubblicazioni e 20 Monografie, Coautore in 2 Trattati. Editorialista radiofonico e su carta stampata. Executive Manager dell’European Group On Automotive Medicine (ERGAM). Tra i volumi: Ambiente Atmosferico & Salute Respiratoria,TIERRE Ed. Firenze, 2001; Fattori Biodinamici in auto, Agorà & Co, 2008; Fisiologia Clinica alla guida (Curatore), Piccin, Padova 2015; Quinto Pilastro, il tramonto del SSN, Bonfirraro, 2016.

CLAUDIO VENTURELLI, Entomologo dell’Ausl della Romagna, cura il sito http://www.zanzaratigreonline.it. Partner del progetto europeo Life Conops (Grecia-Italia), ha svolto Missioni in Africa, India, Brasile e con il WHO in Albania. Giornalista Pubblicista dal 2004 e autore di libri e articoli scientifici. Professore a contratto Fac. di Veterinaria e Zoologia, Univ. di Teramo (2002-2008) e Dip. di Biologia Università di Ferrara (2013-2015). Tra le sue opere: Zanzare che fare, Giunti per Regione Emilia-Romagna, 2008; Questione di Culex, il libro completo della zanzara, insieme a M. Marazza ed. De Agostini, 2015; I bei luoghi dell’Italia nascosta, Historica, 2016.

CARLO SGANDURRA, già dirigente del Min. Interno e dirigente generale dei LLPP; sempre al servizio delle Istituzioni, particolarmente impegnato sul fronte della lotta alla criminalità organizzata e della sicurezza; esperto in diritto della circolazione, trasporti, logistica e legislazione dei LLPP, ha inciso, innovando, anche sul piano organizzativo, sulle strutture preposte ai relativi settori per garantire alla collettivitá qualità di servizi e sicurezza.

STEFANIA GIAMBARTOLOMEI, laureata con lode (Università Sapienza di Roma, 1993), specialista con lode in Gastroenterologia, Università degli Studi di L’Aquila, 1997, dottorato in Medicina Interna 2001. Nel 2008 Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione Umana (Università di Roma Tor Vergata). Dal 2007 è membro del consiglio direttivo della S.I.S.A. Società Italiana Scienza dell’Alimentazione. Al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche, trasmissioni televisive e radiofoniche, Edizioni del Festival della Scienza di Genova in qualità di relatrice.

VITTORIA AZZARà, Laureata nel 1993 in Medicina e Chirurgia nell’Università di Siena, con il massimo dei voti, specialista in otorinolaringoiatria, dal 2008 ricopre il ruolo di Dirigente Medico ORL presso l’Ospedale Civile di Latina. Già coautrice delle prime osservazioni sperimentali sulla qualità della vita in auto (1995-1998).

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Castor a Roma. Un dio peregrinus nel Foro

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Il volume di Claudia Santi dal titolo Castor a Roma. Un dio peregrinus nel Foro, pp. 198, € 35,00 (link per acquistare il volume), ricostruisce la figura divina e il culto di Castor, dio straniero accolto nel pantheon di Roma, dal momento della dedica del tempio del Foro (484 a.C.) fino alle soglie della cristianizzazione dell’Impero. Attraverso l’analisi storico-religiosa dei documenti letterari, archeologici, epigrafici, numismatici e iconografici, Claudia Santi giunge a delineare il profilo di una divinità sovrano-guerriera di grande rilievo teologico, che, pur mantenendo tratti ereditati dal patrimonio religioso dei popoli indoeuropei, subì una riplasmazione coerente con l’orientamento demitizzato della religione romana di epoca repubblicana e che infine, a partire da Augusto, fu attratta nella teologia della famiglia imperiale.

L’Autrice

Claudia Santi, laureata in Lettere Classiche e in Studi storico-religiosi, è dottore di ricerca in Filologia latino-italica, Sabino, Latino e continuazioni romanze. Dopo un lungo periodo di collaborazione didattica e di ricerca presso l’Università degli studi La Sapienza di Roma, attualmente è professore associato di Storia delle religioni presso il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ha pubblicato in diverse sedi internazionali studi sulle religioni del mondo classico e italico, nella prospettiva del comparativismo storico, ricerche di antropogia religiosa e di folklore, saggi sul movimento new age, contributi di storia degli studi e di metodologia storico-religiosa. Ha in preparazione un volume sulle applicazioni della macrocategoria religiosa del mana alle religioni greca e romana. Tra le più importanti pubblicazioni: Totemismo e mondo classico (2011); Sacra facere. Aspetti della prassi ritualistica divinatoria nel mondo romano (2008); Alle radici del sacro. Lessico e formule di Roma antica (2004); La costruzione annalistica della figura di Numa. Apporti romano-sabini, folklore italico e tradizioni gentilizie (1993); I libri Sibyllini e i decemviri sacris faciundis (1985).

Gli Scripta minora di Giuseppe Bezza

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Giuseppe Bezza, Scripta minora, a cura di Emanuele Ciampi e Ornella Pompeo Faracovi, Lugano, 2016, pp. 480, € 55,00 (link per acquistare il volume)

SOMMARIO

Presentazione di Ornella Pompeo Faracovi

Nota ai testi

  1. Le Tecniche

Representation of the Skies and the Astrological Chart

La ‘Profezione’. Come si calcola, come si interpreta

L’embrassement céleste. Les unions selon l’astrologie classique

Zodiaque et saisons: les signes solides

  1. Le Natività

Il trattato sulle natività di Eleuterio Zebeleno di Elis

Una natività a scopo didattico

  1. Tra Oriente ed Occidente

Liber scriptus et liber vivus. Les antécédents astrologiques de la métaphore galiléenne du Livre de l’univers

Some considerations about hyleg and alcochoden

The development of an astrological term. From Greek hairesis to Arabic ḥayyiz

XX Scorpij: un oroscopo per il tramonto mattutino delle Pleiadi

Sulla tradizione del thema mundi

L’eredità degli Arabi

Tolemeo e Abu Ma‘šar: la dottrina delle congiunzioni Saturno-Giove presso i commentatori tolemaici

  1. Astrologia e Storia

La naissance de l’astrologie

L’astrologia greca dopo Tolemeo: Retorio

Corps célestes et corps terrestres: foie et divination

Il Lessico di Gerolamo Vitali

Indice dei nomi

 

L’Autore

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce. Sciences et Technique en perspective, s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

Giordano Bruno lettore di Aristotele

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Il volume di Paul Richard Blum dal titolo Giordano Bruno lettore di Aristotele. Ricezione e critica, Lugano 2016, pp. 220, € 24,00 (link per acquistare il volume), mette a fuoco un momento significativo nella storia della filosofia della prima età moderna: Giordano Bruno lettore di Aristotele.

Il confronto (ricezione e critica) del Nolano con il pensiero di Aristotele è un caso paradigmatico dell’origine di ogni filosofare a seguito di un ‘corpo a corpo’ con la filosofia precedente. Sebbene Bruno si fosse formato sui testi della tradizione aristotelico-scolastica, egli si accostò anche a correnti filosofi che opposte, come il platonismo e l’epicureismo.

Per una comprensione strutturale e d’insieme della sua opera è decisivo il fatto che Bruno utilizzasse intenzionalmente e scientemente tesi di filosofi del passato, per poter poi sviluppare le proprie dottrine in modo del tutto originale.

 

L’AUTORE

Paul Richard Blum ricopre la ‘T.J. Higgins, S.J., Chair in Philosophy’ alla Loyola University Maryland di Baltimora.

Precedentemente, ha insegnato alla Pázmány Péter Catholic University di Budapest. Ha studiato in Germania, ottenendo il dottorato in filosofia presso l’università di Monaco di Baviera e l’abilitazione presso l’università di Berlino.

Ha pubblicato numerosi studi e curato edizioni di testi. Fra i suoi lavori su temi del Rinascimento è da ricordare Philosophy of Religion in the Renaissance  (Ashgate, 2010). Si è poi dedicato alla filosofia della Seconda Scolastica, pubblicando tra l’altro il volume Studies on Early Modern Aristotelianism  (Brill, 2012).

Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure

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L’esperienza della paura è costitutiva della condizione umana, e nessuno ne è mai stato esente: non Cristo, che sulla croce grida il suo “Eli Eli lema sabachthani?”: “Padre Padre, perché mi hai abbandonato?”; non Buddha Sakhyamuni, che prima di imboccare la via dell’ascesi si imbatte, sgomento, nelle figure della vecchiaia, della malattia, della morte.

Nessuno ha calcato il suolo di questo pianeta senza avere provato, in misura maggiore o minore, la vampa dell’ansia o l’angoscia dell’incubo notturno, il morso del panico, l’irrequieto aggirarsi del pensiero nelle lande livide del timore di ammalarsi o di morire, o del lutto per il trapasso di una persona preziosa, o per la fine di un grande amore.

La paura è una realtà della psiche, fin dalla nascita, e anzi, proprio già nell’atto stesso del nascere, in quel passaggio straziato dal regno delle acque e delle oscurità materne alla luce e all’aria, che trafigge i polmoni e fa piangere il nuovo nato.

Ma la paura è presente anche nel fragile ego del neonato, come dice Melanie Klein, quando si rapporta al seno materno, ora buono, quando fornisce alla prima richiesta il nutrimento necessario per sopravvivere, ora cattivo, quando non risponde immediatamente alla domanda del lattante, e lo fa temere per la propria sopravvivenza.

Non c’è vita senza paura. Nessuno ne è esente.

È bene saperlo, per non alimentare illusioni, elusioni o evitamenti che prima o poi finiscono con il consegnarci a essa, impreparati.

In questo volume di Angelo Tonelli dal titolo Guardare negli occhi la Gorgone: piccolo vademecum per attraversare le paure, 2016, € 19,00, si indicano alcune vie, tra cui la psicoanalisi junghiana, lo psicodramma, la danzaterapia, la meditazione e altre pratiche spirituali tratte da varie tradizioni, per attraversare indenni questa selva oscura, e trarne stimolo alla crescita spirituale.

Poemetti biblici. Istoria di Ester e Vita di Tubia

Copertina Ardissino Erminia

Copertina Ardissino Erminia

Nel pieno sviluppo del Platonismo a Firenze e durante l’affermarsi del più compiuto Umanesimo, con quel ‘ritorno di Platone’ che è alla base della splendida fioritura dell’arte e della letteratura del Rinascimento italiano ed europeo, una donna, Lucrezia Tornabuoni de’ Medici, al centro del dinamismo politico e culturale fiorentino, realizza un volgarizzamento poetico di cinque episodi biblici, a cui la critica ha sorprendentemente dedicato poca attenzione, al punto che di due di essi si offre per la prima volta un’edizione a stampa.

Erminia Ardissino, Professoressa di Letteratura Italiana all’Università di Torino, colma questa lacuna curando, sulla base del solo manoscritto che li tramanda, il Magliabechiano VII, 338 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze,  l’edizione critica  dei Poemetti Biblici nel volume Lucrezia Tornabuoni, Poemetti biblici.  Istoria di Ester e Vita di Tubia, Lugano, 2015, pp. 200, € 28,00. (link per acquistare il volume)

Il volume inaugura la nuova Colla editoriale I PALINSESTI DI DIOTIMA, diretta da Sandra Plastina, ricercatrice presso l’Università della Calabria.

La collana ‘I Palinsesti di Diotima’ si propone di esplorare il rapporto delle donne con il sapere filosofico, dall’inizio dell’età moderna fino al Settecento, da Lucrezia Tornabuoni a Maria Gaetana Agnesi, da Isotta Nogarola e Tullia d’Aragona a Gabrielle Suchon, attraverso la feconda stagione tardo rinascimentale che vide Moderata Fonte e Lucrezia Marinella protagoniste del dibattito sui meriti e l’eccellenza delle donne.

Gli scritti delle filosofe e delle letterate che presentiamo sono innervati dall’impegno per il riconoscimento delle capacità intellettuali e morali delle donne, battaglia a cui si unirono anche alcuni filosofi sostenitori della loro causa.

La nascente “questione femminile” si affaccia nel periodo storico compreso tra il Quattrocento e il Cinquecento, animato dal dibattito umanistico, contrassegnato da profonde trasformazioni storiche e dal cambiamento dello scenario intellettuale.

Molte pensatrici pubblicarono scritti sui più svariati argomenti filosofici e mantennero proficue corrispondenze intellettuali con i filosofi più in vista della loro epoca. L’elenco di questa fiorentissima produzione europea è lungo e nutrito: alla fine del Cinquecento, ad esempio, Camilla Erculiani affronta nella sua opera alcune importanti questioni dell’aristotelismo, quasi un secolo dopo, Anna Maria van Schurman rivisita i presupposti della filosofia cartesiana e a distanza di qualche decennio Catharine Trotter e Catharine Macaulay si confrontano rispettivamente con il pensiero di Locke e di Hobbes.

Negli ultimi anni le scritture femminili sono state rilette attraverso l’attuale consapevolezza metodologica fornita dagli studi di genere e da un appropriato inquadramento storico e culturale, alla luce dei nuovi approcci metodologici alla storia delle donne e degli strumenti interpretativi che hanno avuto un forte sviluppo in modo particolare in area anglosassone.

La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile

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La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile, a cura di Alessandro Biancalani e Antonino Postorino, (Collana Areopago, 1) Lugano, 2015, pp. 198, € 25,00 (link per acquistare il volume)

C’è stato un tempo nel quale le scienze, come “filosofie seconde”, si correlavano sistematicamente sul fondamento unico della metafisica, o “filosofia prima”, mentre, poi, la metafisica era intesa come la rivelazione che l’Essere fa di se stesso alla ragione, rivelazione che si inscriveva organicamente nella rivelazione che Dio fa alla fede della verità prima e ultima, nel senso di fondante e indirizzante l’esistenza umana. Poi l’edificio ha cominciato a mostrare crepe sempre più preoccupanti, e, dopo crolli parziali e contenibili, ha finito per rovinare.

Le prime incrinature si sono manifestate dove meno ci si sarebbe aspettato, ossia nello stesso sistema della razionalità necessitante, che, spinto dalle sue stesse premesse, sarebbe arrivato ad escludere la stessa possibilità dell’approdo metafisico come tale. Nel medesimo tempo le scienze, respingendo qualunque statuto di “filosofia seconda”, si staccavano progressivamente dalla filosofia come tale, rivendicando un’autonomia procedurale affrancata da qualunque esigenza fondativa. In pieno sostanziale accordo – sebbene nessun accordo sussistesse davvero o fosse riconosciuto come sussistente –, la filosofia rinunciava a costituirsi come “filosofia prima”, e le scienze perdevano anche la memoria dell’essere state “filosofie seconde”.

Venendo meno l’inscrizione della metafisica nella teologia, la verità della teologia si faceva relativa esclusivamente a un non necessitato presupposto di fede, e la rovina dell’edificio unitario lasciava almeno tre ambiti, ormai tra loro isolati. In posizione dominante, e di importanza progressivamente crescente, è l’ambito delle scienze, il cui fine è la descrizione puntuale e rigorosa del mondo sperimentabile, la conoscenza delle cui costanti si cerca di spingere fino alla sicura prevedibilità. In secondo luogo c’è l’ambito – potremmo dire – di ciò che resta della filosofia, la quale, cessando di essere “prima”, ha insieme cessato di pensarsi come “pura”, e si presenta in una straordinaria varietà di contaminazioni, legandosi di volta in volta a tutte quelle che con un termine specifico si sono chiamate “scienze umane”. Infine – ma di questo terzo ambito quasi non si dà notizia nel mondo extra-ecclesiale – c’è la dimensione della teologia, che ancora tiene fermo all’unità dell’edificio classico, ma – almeno in quanto si stia alla concezione fondante il suo cursus studiorum – pensando essenzialmente la filosofia come garanzia formale di rigore concettuale dei contenuti sedimentati nel suo depositum fidei, ed in definitiva soprattutto di questi.  (Dall’Introduzione del volume)

Sommario del volume:

Introduzione

Antonino Postorino, Tornare all’areopago. La teologia fra verità eterna e rilevanza perduta

Alessandro Biancalani, Sapere della scienza e conoscere della fede: un contributo sulla ‘modalità originaria’ di incontro nel pensiero di Paolo di Tarso

Mario Bracci, Per una teologia patriologicamente fondata

Pietro Pratolongo, «Tu, quando verrai…». L’atteso «ultimo dio» in Martin Heidegger nel «il post-moderno nell’esperienza credente»

Leonardo Biancalani, Valutazioni e critiche sull’enciclica Fides et Ratio: una prospettiva di antropologia filosofica

Alessandro Raffi, I tre volti della teologia in Dante Alighieri: «sapientia» divina, angelica e umana

Diego Pancaldo, L’amore donativo al centro dell’antropologia trinitaria di Edith Stein

 

 

Tommaso Campanella, Due opuscoli teologici

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Il volume, a cura di Michele Miele, presenta due opuscoli di Tommaso Campanella, De conceptione Beatae Virginis e De praecedentia preaesertim religiosorum (link per l’acquisto del libro), nei quali il domenicano fa appello alle proprie straordinarie competenze teologiche per affrontare tematiche che erano al centro di vivaci dibattiti.

Il primo opuscolo, più complesso, interviene nella controversa e delicata questione dell’Immacolata Concezione di Maria, con il proposito di precisare il ruolo sostenuto nel corso dei secoli dai Domenicani, e in particolare da san Tommaso.

Nel secondo, l’autore si propone di interpretare in modo corretto recenti documenti pontifici per stabilire a quale Ordine competa il diritto di precedenza nelle diverse cerimonie: l’investitura non può che spettare all’Ordine domenicano, per la cui dottrina e la cui storia Campanella mostra il più vivo apprezzamento.

Il Curatore:

Michele Miele, domenicano, già docente presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Facoltà Teologica (Napoli), socio dell’Accademia Pontaniana, si è occupato prevalentemente dei problemi religiosi dell’Italia meridionale tra Cinquecento e Ottocento. Oltre a ricerche sui concili provinciali e il Decennio francese, ha al suo attivo diversi saggi su Bruno, Campanella e i loro contesti culturali.

La memoria di Cartagine nella pittura italiana tra Seicento e Settecento e nelle incisioni della “Istoria Romana” di Bartolomeo Pinelli

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Nel volume di Enrico Acquaro, La memoria di Cartagine nella pittura italiana tra Seicento e Settecento e nelle incisioni della “Istoria Romana” di Bartolomeo Pinelli, pp. 68 + 12 tavole a colori fuori testo, 2015 (acquista il volume), protagonisti quasi esclusivi sono Elissa/Didone, la regina fondatrice della Cartagine d’Africa, e gli esiti del suo incontro con Enea; Annibale Barca ed i suoi elefanti; Sofonisba sposa di Siface amata da Massinissa; le punica di Bartolomeo Pinelli.

I temi sono gli stessi che le fonti classiche hanno tramandato alla letteratura e alle belle arti con il filtro dell’Umanesimo sino ai nostri giorni, mentre l’ispirazione degli artisti e le loro realizzazioni si confrontano con una realtà storica che sarà compiutamente storicizzata solo dalla seconda metà del ’900.

La figura di Penelope nell’Arte e nella letteratura

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Il volume di Maddalena Sanfilippo dal titolo  Coniunx semper Ulixis ero. Penelope nell’arte e nella letteratura dall’antichità a Cesare Ripa, pp. 242 + 34 tavole in bianco e nero fuori testo (acquista il volume) è stato ispirato da un affresco realizzato dal Pintoricchio all’inizio del Cinquecento; oggi staccato e riportato su tela, il dipinto, conservato presso la National Gallery di Londra, raffigura Il ritorno di Ulisse. La scena era inserita in un ciclo che decorava le pareti e il soffitto della ‘camera bella’ nel palazzo di Pandolfo Petrucci a Siena.

Il soggetto sembra una sintesi del racconto omerico: l’attesa di Penelope che fa e disfa la tela per contrastare le pressioni dei pretendenti ansiosi di condurla all’altare, sul fondo gli episodi di Circe e delle Sirene che durante il viaggio mettono alla prova la sapienza e la volontà di Ulisse, forse il ritorno di Telemaco partito alla ricerca del padre, identificato da alcuni nel giovane in primo piano, al centro della scena, che si rivolge con gesti eloquenti verso l’eroina.

L’affresco funge da espediente in questo studio per delineare la tradizione iconografica e letteraria della sposa di Ulisse, Penelope, che dall’antichità ai giorni nostri, si profila come uno dei modelli più significativi di donna virtuosa, fedele e saggia.

Ezra Pound: un poeta americano sul Lago di Como

 

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L’attività pubblicistica di Ezra Pound, sulle testate più varie e da un capo all’altro del mondo, fu sempre copiosa e incessante. Dal 1924 stabilmente in Italia, a Rapallo, alla fine del 1937 è attivo nella redazione di «Broletto», rivista lariana alla quale egli collaborerà per una breve ma intensa stagione. D’intesa col suo direttore e fondatore, il gallerista-collezionista Carlo Peroni, Pound chiamerà a sé alcuni critici e scrittori di fiducia, taluni già suoi collaboratori in precedenti iniziative, Ubaldo degli Uberti, Lina Caico, Edmondo Dodsworth, John Drummond e, buon ultimo, il critico e traduttore veneziano Carlo Izzo, tra i maggiori anglisti del Novecento.

Quest’ensemble rivestirà un ruolo particolare nell’economia del mensile, ritagliandosi con la rubrica “Servizio di comunicazioni” un angolo privilegiato dal quale «dare ampia notizia di pochi e selezionati libri stranieri che non hanno ricevuto un’adeguata attenzione da parte della stampa commerciale dei loro Paesi (…), opere che rivelano un particolare interesse per la loro forza provocatoria o che posseggono un valore permanente».

L’avventura poundiana a «Broletto» durò dodici mesi esatti, l’intero 1938, anno fatidico del Patto d’Acciaio e delle scellerate leggi razziali. Il saggio di Maurizio Pasquero dal titolo Un poeta americano sul Lago di Como: Ezra Pound, Carlo Peroni e il “Broletto” (1937-1938), pp. 160, € 15,00 (acquista il volume),  ne ricostruisce la storia, avvalendosi di molti documenti inediti – tra cui l’intero carteggio Pound-Peroni – che consentono di aprire una significativa finestra sul ‘clima mentale’ del Poeta americano in quell’inquieta vigilia di guerra.

L’Autore:

Maurizio Pasquero si occupa di anglistica e di storia e cultura del mondo celtico. Ha in corso studi sulla diffusione in Italia, nei primi decenni del Novecento, dei maggiori autori del “Rinascimento irlandese”, William Butler Yeats, Lady Augusta Gregory e John Millington Synge. Ha scritto sull’attività letteraria di Ezra Pound nella Penisola – come pure sulla ricezione dell’opera di James Joyce nel nostro Paese – per il tramite del prosatore, critico e traduttore comense Carlo Linati nel periodo tra le due guerre mondiali.

Su quest’ultimo, nel 2010, ha organizzato a Varese la giornata di studi «Irlanda e Lombardia sorelle senza saperlo»: Carlo Linati tra Irish Renaissance e rivoluzione joyciana e curato l’antologia Belli Spiriti d’Irlanda (Terra Insubre). Collabora alla rivista «Studi Irlandesi – A Journal of Irish Studies» dell’Università degli Studi di Firenze. Nel 2012 ha dato alle stampe il saggio di storia sociale e archeo-militare I Celti della Valle del Po negli eserciti di Roma (Il Cerchio).

The Origin of the Soul from Antiquity to the Early Modern Era. A Short Introduction

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The origin of the soul became a systematic subject of speculation in Greek philosophy and medicine. In early Christian thought, three theories evolved: the soul was held to be either generated from the parents (traducianism) or it was believed to be formed by a special act of creation on God’s part (creationism), or else it’s origin was related to a former realm (pre-existence). These alternatives, in numerous guises and theoretical cross breedings, intrigued medieval and early modern philosophers, theologians and scientists until the eighteenth century. This introduction (Leen Spruit,  The Origin of the Soul  from Antiquity  to the Early Modern Era. A Short Introduction, pp. 190, € 24,00) offers a summary reconstruction of relevant debates and issues, guiding the reader in doctrinal paths where medicine, philosophy and theology intermingle.

The Author:

Leen Spruit is now associate researcher at the center for the History of Philosophy and Science of the Radboud University in Nijmegen, and lecturer of Dutch language and literature at the ‘Sapienza’ University in Rome; his research interests regard history of cognitive psychology and censorship of science and natural philosophy in the early modern period; his publications include Species intelligibilis (2 vols., 1994-1995), Catholic Church and Modern Science (4 vols. 2009, with Ugo Baldini), and essays on Agostino Nifo, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Kepler, Descartes, Spinoza, and Leibniz.

Il secondo libro del “Quadripartitum” di Claudio Tolemeo

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Il secondo libro del Quadripartito tolemaico contiene una trattazione stringata e sistematica delle tecniche astrologiche di previsione del tempo meteorologico e degli eventi di carattere generale (epidemie, inondazioni, carestie, terremoti, guerre, leggi, regni). I suoi 13 capitoli sono dedicati all’esame delle caratteristiche dei diversi climi, e delle familiarità di regioni e popolazioni con i trigoni e le stelle; trattano quindi della mutazione dei momenti dell’anno; della qualità e dei tempi degli eventi futuri, di sizigie, eclissi e comete; del novilunio dell’anno.

Il celebre testo viene qui presentato in traduzione italiana (a cura di Giuseppe Bezza, autore anche dell’Introduzione e delle note), corredato dal commento del medico e astrologo egiziano cAlī Ibn Riwān (988-1068), che accompagnò il Quadripartito nelle versioni latine medievali e nella prima edizione a stampa, impressa a Venezia nel 1493. Seguono tre Appendici, che documentano l’influenza esercitata dai suoi temi sulla successiva letteratura astrologica. (Acquista il volume).

Il Curatore del volume:

Giuseppe Bezza (1946-2014) è stato uno dei massimi studiosi dell’astrologia classica e della sua storia. Fra i suoi lavori: Commento al primo libro della Tetrabiblos di Claudio Tolemeo. Con una nuova traduzione e le interpretazioni dei maggiori commentatori, Nuovi Orizzonti, Milano, 1990, 19922; Arcana Mundi. Antologia del pensiero astrologico antico, 2 voll., Rizzoli, Milano, 1995; Précis d’historiographie de l’astrologie. Babylone, Egypte, Grèce, «Sciences et Technique en perspective», s. II, VI (2002), 1-2; Ahmad Ibn Yūsuf Ibn Al-Dāya, Commento al ‘Centiloquio’ Tolemaico, a cura di F. Martorello e G. Bezza. Mimesis, Milano – Udine, 2013.

La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto

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Il volume di Giuseppe Motta da titolo La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto, Agorà & Co. Lugano, 2014, pp. 248, € 18,00 (acquista il volume) rappresenta un completo studio teorico sui diversi approcci della sociologia della devianza e dei concetti chiave trattati dai teorici classici, delinea un percorso nel quale risulta evidente la costruzione sociale della devianza in un contesto di relativismo culturale e studia i mutamenti sociali e tecnologici e le pratiche devianti che si sono sviluppate nella nostra società. Partendo da queste premesse, mira ad adattare in maniera innovativa i modelli classici al mondo digitale ed alla cultura postmoderna, proponendo un nuovo modo di guardare i rapporti tra le innovazioni tecnologiche e le nuove forme di devianza attraverso il filtro della sociologia e del diritto.

La lettura del libro, pur strutturalmente complesso, affascina il lettore conducendolo a comprendere meglio l’umana devianza nel Cyberspazio, ponendolo di fronte alle conseguenze giuridiche della stessa ed indicando le modalità con cui la scienza della Computer Forensics cerca di controllarne e reprimerne le manifestazioni più dannose per l’Ordinamento giuridico.

L’Autore:

Giuseppe Motta, classe 1964, Avvocato amministrativista e sociologo è specializzato in informatica giuridica ed in sociologia giuridica, con particolare riferimento alla comunicazione pubblica ed all’analisi degli apparati burocratici; recentemente si è dedicato allo studio delle varie forme di devianza nella società contemporanea con ricerche ed analisi sulla devianza giovanile nei Social Network e, più in generale, sul Web.

Ha svolto un’indagine sociologica qualitativa sull’uso distorto dell’informatica nella pubblica amministrazione, pubblicata nel proprio blog che si occupa di sociologia del diritto (www.giuseppemotta.it).

Ha effettuato docenze presso la Scuola Superiore dell’Università di Catania e presso il Centro di Orientamento e Formazione dell’Università di Catania, nei Master di specializzazione post universitaria in materia di Cyber Law, con la società di formazione D&B consulting di Milano (ora Education Time).

È coautore del volume Tecniche e norme della comunicazione pubblica, Lugano,  Agorà & Co., 2013, giunto alla seconda edizione e collabora con siti web di pubblico interesse.

Saggi e Lezioni Leopardiane di Giovanni Pascoli

"Il Sabato", Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga - Lucca)

“Il Sabato”, Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga – Lucca)

Non c’è poesia che nei ricordi d’infanzia. Il poeta più poeta d’Italia è il Leopardi, il cui mondo (per quanto rattristato e desolato dalla lava ardente della sua filosofia) è la sua fanciullezza.

Così scriveva il Pascoli, l’8 dicembre 1901 a Tommaso Ricciarelli, a pochi anni dalla  raggiunta consapevolezza che era ormai arrivato il momento di far seguire alle imitazioni di Manzoni e Leopardi, ineludibili e per certi versi ingombranti giganti della lingua e della letteratura, un nuovo linguaggio poetico o, seguendo le parole di Pascoli, per “prepararci a trovare con grande fatica una via nostra”.

Contribuisce a gettare nuova luce  sul complesso rapporto di assimilazione e negazione del modello leopardiano che accompagnerà tutta l’esperienza poetica del Pascoli, l’edizione critica curata da Massimo Castoldi, dal titolo GIOVANNI PASCOLI, SAGGI E LEZIONI LEOPARDIANE, Agorà Edizioni, La Spezia, pp. 472, € 45,00, pubblicata nel 1999, ed ancora di estrema attualità ed utilità. (per ordinare il volume inviare una mail a: info@nardecchia.it) www.liberdomus.it

Per ogni testo pascoliano è stata predisposta un’edizione critica e alcune note esplicative relative alle fonti, al rapporto con gli appunti preparatori e alle citazioni leopardiane o di altri autori.

Precede il testo dei saggi e delle lezioni un’ampia introduzione articolata in più capitoli che tiene conto della genesi e della storia delle conferenze pascoliane ricostruita sostanzialmente anche  attraverso  gli appunti autografi.

L’opera è conclusa da due appendici: la prima raccoglie i testi leopardiani presenti  nelle due antologie scolastiche Sul limitare e Fior da Fiore; la seconda elenca i libri e gli opuscoli di argomento leopardiano  conservati nella Biblioteca di Casa Pascoli a Castelvecchio.

Infine, un’utile indice degli appunti autografi consente la ricostruzione dei medesimi.

Completano il volume tre tavole a colori riproducenti alcuni appunti autografi.

Per completezza di informazione, mi piace segnalare il bellissimo sito dedicato a Giovanni Pascoli, curato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  (qui il link)

State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Sin dalla prima pubblicazione nel 1936, The Study of Thomas Hardy viene considerata una delle opere più controverse della produzione lawrenciana. Nonostante infatti il piano originario prevedesse un’analisi delle opere dello scrittore tardo-vittoriano, l’opera si rivela incentrata sull’esposizione delle direttrici lungo cui si sviluppano le opere di D.H. Lawrence.

Il tema ‘Thomas Hardy’ non rappresenta però un mero pretesto: il lavoro di ricerca condotto costituisce in realtà un momento di profonda autoanalisi, il cui risultato consiste nell’individuazione di un nuova identità, la ‘Carbon Identity’. State of Soul mira ad analizzare il profondo rapporto che lega i due autori, un rapporto che di certo non può essere ridotto ad una semplice relazione tra discepolo e maestro, ma che va ben oltre: dalla lezione di Hardy, Lawrence impara il valore ed il pericolo insiti in una metafisica, ereditando i due temi principali della sua produzione letteraria, contenuti in nuce nei lavori di Hardy, ovvero la sessualità e l’inconscio.

Attraverso un’attenta disamina che incorpora tanto una dimensione diacronica quanto una dimensione sincronica, il volume di Giuseppina Di Gregorio dal titolo State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”, pp. 74, 2014, € 15,00 (link per l’acquisto), vuole porre l’accento sulle affinità che legano D.H. Lawrence e T. Hardy, evidenziando come entrambi si distacchino nettamente dalla tradizione inglese, e, soprattutto, come entrambi producano delle opere d’arte quando smettono di essere autori ed iniziano ad essere ‘novelists’, in altre parole, quando l’inconscio guida le loro azioni.

L’AUTRICE DEL VOLUME

Giuseppina Di Gregorio è docente di Letteratura Inglese presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”, inoltre, da anni si occupa di English for Specific Purposes presso l’Università degli Studi di Catania. La sua ricerca si innesta nel fertile humus della letteratura vittoriana e postmoderna, con rimandi ai Translation Studies e agli Adaptation Studies. Annotator per Routledge ABES, ha collaborato con l’Indiana University per la Victorian Bibliography e con la prestigiosa rivista “Victoriographies”, diretta da J. Wolfreys ed edita dalla Edinburgh University Press.

Dai partiti di massa ai “sindaci fuori dal Comune”

J.M.W. Turner, The Burning of the Houses of Lords and Commons, olio su tela, 1834

J.M.W. Turner, The Burning of the Houses of Lords and Commons, olio su tela, 1834

Non sembra, ma è indubbio che la politica italiana non sia statica. Una lunga, inarrestabile transizione dai partiti di massa a quelli monoteisti fino ancora al partito “liquido”, un mix delle antiche “correnti” ora tramutate in comitati elettorali. In questo contesto, l’elezione diretta dei Sindaci, sin dalla Legge 81 del 1993, ha sancito un potere eccessivo, conferito ad un “Uomo solo al comando”. Ma è solo la legge che conferisce tali prerogative? O invece la naturale dissoluzione dei partiti, filtro tra società ed Istituzioni? Un uomo solo al comando significa stabilità dell’Esecutivo oppure è un alibi per mascherare l’insussistenza della classe dirigente?

Questi i quesiti che si pongono Aldo Ferrara e Pino Nicotri (con un contributo di Felice Besostri e la prefazione di Gianfranco Pasquino) nel volume dal titolo «Dai partiti di massa ai sindaci “fuori dal Comune”», Lugano 2014, € 19,00. (ACQUISTA IL VOLUME)

Il Lettore non troverà risposte o ricette in questo volume. Quelle appartengono ai libri di Storia. Qui troverà molte idee e persino qualcosa di più.

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GLI AUTORI DEL VOLUME

ALDO D.G. FERRARA, Professore di ruolo di Malattie Cardio-Polmonari nell’Università di Siena, militante socialista dalla gioventù. Già Consulente Scientifico del Ministro della Sanità Aldo Aniasi. Consulente della RAI per le tematiche ecologiche (1983-1994). Direttore Editoriale del periodico “Titolo” (Associazione “per la sinistra” fondata da Sergio Garavini). Coordinatore dell’I.D.V. nella Regione Toscana (2000-01). Editorialista radiofonico e televisivo. Già collaboratore dell’Avvenire dei Lavoratori, Zurigo. Autore dei volumi “Sinistra dis-Facta”, 2008, “Rione Sanità, chi si ammala è perduto”, 2013. In press “Virgin Oil, le insostenibili condotte in Eurasia”, Editori Int. Riuniti.

GIUSEPPE “PINO” NICOTRI, giornalista e saggista. Ha esordito a L’Espresso nel ’72 fornendo gli elementi che hanno portato alla demolizione della pista anarchica per la strage milanese di piazza Fontana del 12 dicembre ’69 e alla individuazione delle responsabilità dei neonazisti veneti protetti dai servizi segreti militari. Tra i suoi libri “Fiat: Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti” (Kaos Edizioni), “Il Silenzio di Stato” (Sapere Edizioni), “Agli ordini del generale Dalla Chiesa” (Marsilio Editore), “Tangenti in confessionale” (idem), “Emanuela Orlandi – La verità” (Baldini Castoldi Dalai editore).

CON IL CONTRIBUTO DI:

FELICE BESOSTRI, Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Milano, Senatore della Repubblica nella XIII Legislatura, membro Commissione Affari Costituzionali, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), co-difensore dei ricorrenti per l’incostituzionalità del “Porcellum” e della legge elettorale lombarda: prossimo obiettivo la legge elettorale per il Parlamento europeo. Collaboratore de “L’avvenire dei Lavoratori” di Zurigo, Fondatore del Gruppo di Volpedo. Membro della DN del PSI.

L’AUTORE DELLA PREFAZIONE

GIANFRANCO PASQUINO, politico e politologo, dal 1969 al 2012 è stato Professore di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna; dal 1976 è Professore di European Studies al Bologna Center della Johns Hopkins University. Insegna anche al Dickinson Center a Bologna. Senatore della Repubblica nella IX, X, XII Legislatura per la Sinistra Indipendente e Progressisti. Socio dell’Accademia dei Lincei. Presidente della Società Italiana di Scienza Politica (2010-13).

Diario siciliano di James Hall (febbraio-marzo 1822)

Siculiana [Castello Chiaramonte]. Schizzo originale di James Hall

Siculiana [Castello Chiaramonte]. Schizzo originale di James Hall

 Il diario del viaggio in Sicilia compiuto nel 1822 dal giovane avvocato scozzese James Hall in compagnia di due suoi amici e connazionali – James Veitch e Adam Paterson – è contenuto in tre piccoli quaderni d’antan, sino ad ora inediti e finalmente pubblicati nel volume dal titolo Diario siciliano (febbraio-marzo 1822), a cura di Rosario Portale, con un’introduzione di Iain Gordon Brown, Lugano 2014, pp. 150, € 29,00 (acquista il volume).

L’Autore ha descritto, annotato e commentato con cura ed entusiasmo quanto di più lo aveva colpito, incuriosito e attratto nel suo quotidiano spostarsi da un capo all’altro della Sicilia attraverso campagne, borghi, paesi e città. Ciò che impreziosisce e per molti aspetti rende questo diario di viaggio unico nel suo genere è lo straordinario numero di schizzi a matita, realizzati su piccola scala e quasi sempre direttamente sul posto, che l’Autore ha fatto di vedute, monumenti, siti e resti archeologici, abitanti, dettagli di rocce e di piante, fiori, animali, paesaggi, navi, isole, etc.

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Rosario Portale, professore ordinario di Letteratura Inglese, si è occupato del Romanticismo inglese, del teatro inglese contemporaneo, di letteratura comparata e di letteratura odeporica. Ha collaborato, come responsabile unico e di settore per la letteratura inglese e del Commonwealth, a numerose pubblicazioni edite dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Per gli studi e le ricerche nel campo della comparatistica e della letteratura di viaggio, gli sono stati assegnati: il Premio del Presidente (XV Premio del Mediterraneo, Palermo 1992); il Premio Cultura Mediterranea (Premio Letterario Nazionale “G. D’Alessandro” – VIII edizione, Benevento 2003); un Premio della Cultura (Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2005) e il Premio Internazionale Cultura del Viaggio 2013 per la Critica (Moncalieri 2013).

Iain Gordon Brown è stato per molti anni Principal Curator of Manuscripts della Biblioteca Nazionale Scozzese, a Edimburgo, e di quella istituzione oggi è Honorary Fellow. Ricopre l’incarico di Curator della “Royal Society of Edinburgh”, l’Accademia Nazionale Scozzese, e ne è anche Fellow. In qualità di Fellow fa anche parte della “Society of Antiquaries” di Londra. È autore di numerosissime pubblicazioni nel campo dell’antiquaria britannica e sulla storia del gusto, su viaggiatori britannici, artisti e archeologi in Italia.

Stato sociale e identità nell’Occidente fenicio e punico

Corazza in bronzo da Ksour-es-Saaf. IV-III sec. a.C. (Tunis, Musée National du Bardo)

Corazza in bronzo da Ksour-es-Saaf. IV-III sec. a.C. (Tunis, Musée National du Bardo)

La conoscenza delle dinamiche della società fenicia e punica, dell’organizzazione gerarchica e delle articolazioni istituzionali di questa, rappresenta un tema assai complesso vista la povertà di contenuti delle fonti scritte dirette a noi note.

Il versante funerario costituisce da tale punto di vista un osservatorio ottimale, anche in rapporto alle possibilità di cogliervi situazioni non contaminate da fenomeni di sovrapposizione e persistenza, quali, invece, condizionano inevitabilmente i depositi archeologici degli abitati.

Prova a far luce su questi aspetti, grazie anche ad una ricca documentazione provenienti da scavi archeologici, il volume di Anna Chiara Fariselli dal titolo Stato sociale e identità nell’Occidente fenicio e punico I. Le armi in contesto funerario, 2013, € 25,00 (acquista il volume).

La composizione di alcuni corredi funerari – in particolare, ma non esclusivamente, quelli posizionabili nella prima fase coloniale fenicia – prevede talora l’inserimento di armi, di norma valutabili alla stregua di indici di status e marcatori di genere. Se da un canto, infatti, la documentazione di armi tra gli arredi sepolcrali giustifica l’ipotesi relativa al rilievo delle caste militari nella partitura sociale fenicia e punica – particolarmente incisive nel progetto d’espansione nel Mediterraneo centrale e occidentale più che in terra africana – dall’altro queste sono normalmente ritenute segni distintivi degli individui maschili.

Tali manufatti non sembrano invece corrispondere sempre a possessori virili e la pur rara assegnazione a donne e infanti ne travalica il valore simbolico immediato a favore di una lettura più articolata, che il volume propone grazie al raffronto con le scienze storico-archeologiche collaterali a quella punica.

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L’AUTRICE

Anna Chiara Fariselli è Ricercatore Confermato e Professore Aggregato di Archeologia fenicio-punica presso l’Università di Bologna. Ha al suo attivo diversi lavori scientifici su guerra, armamenti e mercenari dell’esercito cartaginese, oltre a rapporti di scavo connessi alle ricerche sul campo condotte in Sicilia e Sardegna, e studi relativi alle espressioni archeologiche e iconografiche legate all’impiego della musica in ambito fenicio e punico. Come direttore scientifico delle indagini archeologiche nella necropoli meridionale di Tharros -Capo San Marco (OR), in special modo, si occupa da tempo delle problematiche di ricostruzione dei rituali funerari nel Mediterraneo fenicio e punico.

Il sogno spezzato di Evita Perón

Evita Perón

Evita Perón

Al di là di ogni giudizio che se ne voglia esprimere, resta comunque il fatto che la figura di Evita Perón è diventata un mito. Un mito che forse non tramonterà mai più. Un ricordo che, divenuto rimpianto, porterà al terzo governo di Perón e sul quale farà leva il movimento guerrigliero peronista “Montoneros” che evocherà proprio la figura di Evita con lo slogan “Si Evita viviera, seria Montonera”, (se Evita vivesse, sarebbe Montonera). E che oggi, pur dopo sessanta anni dalla sua morte, è più vivo che mai. Perché la storia di Evita è una storia senza tempo: è accaduta nell’Argentina degli anni quaranta ma potrebbe accadere anche oggi in qualsiasi altra parte del nostro mondo e sarebbe ugualmente grandiosa.

Ora un volume (Giorgio Colavincenzo, Evita Perón. Dalla realtà al mito, Agorà & Co., Lugano 2013, pp. 236) (acquista il volume) ripercorre in maniera asciutta e avvincente la storia di Evita, dall’infanzia, agli esordi, al trionfo, per arrivare ai profondi cambiamenti che la sua azione ha impresso nella storia del popolo argentino.

Oggi il bel volto sorridente di Evita, uno dei più grandi miti femminili del ventesimo secolo, campeggia gigantesco sulla facciata del palazzo del Ministero del Lavoro di Buenos Aires in una struttura in ferro che la domina completamente, a perenne ricordo della donna che è diventata il simbolo e l’aspirazione verso un’autentica giustizia sociale per l’Argentina moderna.

Ma che trova spazio anche nel mondo intero.