La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto

devianza

Il volume di Giuseppe Motta da titolo La devianza nell’era digitale tra sociologia e diritto, Agorà & Co. Lugano, 2014, pp. 248, € 18,00 (acquista il volume) rappresenta un completo studio teorico sui diversi approcci della sociologia della devianza e dei concetti chiave trattati dai teorici classici, delinea un percorso nel quale risulta evidente la costruzione sociale della devianza in un contesto di relativismo culturale e studia i mutamenti sociali e tecnologici e le pratiche devianti che si sono sviluppate nella nostra società. Partendo da queste premesse, mira ad adattare in maniera innovativa i modelli classici al mondo digitale ed alla cultura postmoderna, proponendo un nuovo modo di guardare i rapporti tra le innovazioni tecnologiche e le nuove forme di devianza attraverso il filtro della sociologia e del diritto.

La lettura del libro, pur strutturalmente complesso, affascina il lettore conducendolo a comprendere meglio l’umana devianza nel Cyberspazio, ponendolo di fronte alle conseguenze giuridiche della stessa ed indicando le modalità con cui la scienza della Computer Forensics cerca di controllarne e reprimerne le manifestazioni più dannose per l’Ordinamento giuridico.

L’Autore:

Giuseppe Motta, classe 1964, Avvocato amministrativista e sociologo è specializzato in informatica giuridica ed in sociologia giuridica, con particolare riferimento alla comunicazione pubblica ed all’analisi degli apparati burocratici; recentemente si è dedicato allo studio delle varie forme di devianza nella società contemporanea con ricerche ed analisi sulla devianza giovanile nei Social Network e, più in generale, sul Web.

Ha svolto un’indagine sociologica qualitativa sull’uso distorto dell’informatica nella pubblica amministrazione, pubblicata nel proprio blog che si occupa di sociologia del diritto (www.giuseppemotta.it).

Ha effettuato docenze presso la Scuola Superiore dell’Università di Catania e presso il Centro di Orientamento e Formazione dell’Università di Catania, nei Master di specializzazione post universitaria in materia di Cyber Law, con la società di formazione D&B consulting di Milano (ora Education Time).

È coautore del volume Tecniche e norme della comunicazione pubblica, Lugano,  Agorà & Co., 2013, giunto alla seconda edizione e collabora con siti web di pubblico interesse.

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Saggi e Lezioni Leopardiane di Giovanni Pascoli

"Il Sabato", Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga - Lucca)

“Il Sabato”, Abbozzi autografi. (Foto Borghesi, Fornaci di Barga – Lucca)

Non c’è poesia che nei ricordi d’infanzia. Il poeta più poeta d’Italia è il Leopardi, il cui mondo (per quanto rattristato e desolato dalla lava ardente della sua filosofia) è la sua fanciullezza.

Così scriveva il Pascoli, l’8 dicembre 1901 a Tommaso Ricciarelli, a pochi anni dalla  raggiunta consapevolezza che era ormai arrivato il momento di far seguire alle imitazioni di Manzoni e Leopardi, ineludibili e per certi versi ingombranti giganti della lingua e della letteratura, un nuovo linguaggio poetico o, seguendo le parole di Pascoli, per “prepararci a trovare con grande fatica una via nostra”.

Contribuisce a gettare nuova luce  sul complesso rapporto di assimilazione e negazione del modello leopardiano che accompagnerà tutta l’esperienza poetica del Pascoli, l’edizione critica curata da Massimo Castoldi, dal titolo GIOVANNI PASCOLI, SAGGI E LEZIONI LEOPARDIANE, Agorà Edizioni, La Spezia, pp. 472, € 45,00, pubblicata nel 1999, ed ancora di estrema attualità ed utilità. (per ordinare il volume inviare una mail a: info@nardecchia.it) www.liberdomus.it

Per ogni testo pascoliano è stata predisposta un’edizione critica e alcune note esplicative relative alle fonti, al rapporto con gli appunti preparatori e alle citazioni leopardiane o di altri autori.

Precede il testo dei saggi e delle lezioni un’ampia introduzione articolata in più capitoli che tiene conto della genesi e della storia delle conferenze pascoliane ricostruita sostanzialmente anche  attraverso  gli appunti autografi.

L’opera è conclusa da due appendici: la prima raccoglie i testi leopardiani presenti  nelle due antologie scolastiche Sul limitare e Fior da Fiore; la seconda elenca i libri e gli opuscoli di argomento leopardiano  conservati nella Biblioteca di Casa Pascoli a Castelvecchio.

Infine, un’utile indice degli appunti autografi consente la ricostruzione dei medesimi.

Completano il volume tre tavole a colori riproducenti alcuni appunti autografi.

Per completezza di informazione, mi piace segnalare il bellissimo sito dedicato a Giovanni Pascoli, curato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  (qui il link)

Giacinto Rossi sacerdote organaro nella Paravanico del Settecento. [Rivista Organi Liguri 2011-2012]

Garbagna (Alessandria), Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista: organo di Giacinto Rossi, 1772 (foto di Graziano Interbartolo).

Garbagna (Alessandria), Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista: organo di Giacinto Rossi, 1772 (foto di Graziano Interbartolo).

 

Il presente numero monografico della rivista ORGANI LIGURI 2011-2012, € 40,00, dedicato a Giacinto Rossi (1724-1796) di San Martino Paravanico di Ceranesi, Genova, riunisce una serie di contributi che documentano per la prima volta l’attività di questo sacerdote-organaro della Val Polcevera, grazie soprattutto a recenti ritrovamenti documentari e ai sopralluoghi agli strumenti superstiti. PER ACQUISTI E ABBONAMENTI: laura.mori@licosa.it (www.licosa.com)/info@nardecchia.it (www.liberodums.it)

SOMMARIO

Giancarlo Bertagna, L’attività organaria di Giacinto Rossi: presenze nei territori, documenti e caratteristiche costruttive 

Maurizio Tarrini, Giacinto Rossi (1724-1796): documenti d’archivio

Graziano Interbartolo, Cairo Montenotte, 13 aprile 1774: un organo di Giacinto Rossi per la  Parrocchiale di S. Lorenzo 

Graziano Interbartolo, Le casse degli organi di San Bernardo in Valle e di S. Andrea a Savona: una proposta di attribuzione 

Cristina Gamberini, Un ritratto di Giacinto Rossi? 

Atti di battesimo e di morte di Giacinto Rossi, a cura di Maurizio Tarrini

Testamento di Giacinto Rossi, a cura di Maurizio Tarrini

Elenco degli organi di Giacinto Rossi, a cura di Giancarlo Bertagna e Maurizio Tarrini

Bibliografia, a cura di Maurizio Tarrini

Novità bibliografiche e discografiche (2011-12), a cura di Maurizio Tarrini

Notiziario (2011-12), a cura di Giancarlo Bertagna

Indice toponomastico organario

Tavole

Il giovane Colli nel Golfo degli Dei

presentazionecolliVenerdì 25 luglio 2014, alle ore 18.00 a Tellaro (Lerici-La Spezia) nella suggestiva piazzetta antistante l’Oratorio in Selaa, all’interno della manifestazione Mythos Logos, è stato presentato il volume dal titolo Il giovane Colli, Atti del simposio in onore di Enrico Colli curatore delle opere postume di Giorgio Colli, a cura di Angelo Tonelli, Agorà & Co., Lugano 2014, pp. 130, € 15,00  (acquista il volume)

Il libro pubblica gli interventi su Enrico Colli tenuti in occasione del convegno svoltosi agli inizi del 2013, a Lerici (La Spezia) in collaborazione con l’Archivio Giorgio Colli, con il patrocinio dell’Associazione Culturale Arthena, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Lerici e del Progetto Fondazione Nuova Eleusis.

Alla presentazione hanno partecipato Marco Colli, regista cinematografico e teatrale, Angelo Tonelli, curatore del volume e Direttore della Collana LO SPECCHIO DI DIONISO, Valerio Meattini, ordinario di Filosofia Teoretica presso l’Università di Bari, studiosi ed ex allievi del maestro.

Alla fine della presentazione è stato proiettato un video, opera di Marco Colli, dedicato al fratello Enrico che curò le opere postume del grande filosofo. Inoltre in via del tutto eccezionale, per interessamento e concessione della famiglia, è stata allestita un’esposizione di lettere, promemoria, fotografie, diari e oggetti personali di Giorgio e Enrico Colli.

 

Indice del volume

Dino Baudone, Saluto

Chiara Colli Staude, I nuovi postumi giovanili del filosofo Giorgio Colli, editi dal figlio Enrico

Marina Toni Colli, “Articolo Lisbona”: un autografo di Enrico Colli

Marco Colli, Ricordando Enrico

Franco Manfriani, Per Enrico

Clara Valenziano, Ricordo degli anni di Lucca

Valerio Meattini, Anni di apprendistato

Andrea Costa, Colli e l’Oriente

Stefano Busellato, L’“Einleitung” del giovane Colli

Alberto Banfi, Un sito internet per l’archivio Colli

Angelo Tonelli, Una meteora sapienziale

Andrea Pistoia, “In absentia praesentes”

Francesco Gaburri, Giorgio Colli: “Il politico e lo storico”

Maurizio Rossi, Apollineo e dionisiaco

Roma filosofica nicodemita libertina. Scienze e censura in età moderna

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla "fabrica della Sapienza di Roma", pubblicato nel 1720.

Francesco Borromini, Lanterna spiraliforme di Sant’Ivo alla Sapienza (metà Seicento). Incisione tratta dal volume di Sebastiano Giannini sulla “fabrica della Sapienza di Roma”, pubblicato nel 1720.

Il nicodemismo fu la ratio stessa della vita culturale romana e l’oralità rappresentò una delle dimensioni privilegiate della comunicazione intellettuale. Il nicodemismo e l’oralità, così come la tolleranza praticata dalle istituzioni preposte al controllo sociale furono fattore primario di stabilità sociale nella Roma pontificia.

Sulla base di questo modello di riferimento, il volume di Candida Carella dal titolo Roma filosofica nicodemita libertina. Scienza e censura in età moderna, pp. 196, 2014, € 24,00 (Collana “Testi e storie di filosofia”, 1) (link per l’acquisto del volume) propone una lettura della cultura filosofica e scientifica romana di fine Seicento: una Roma significativamente permeabile a cartesianesimo, gassendismo, spinozismo ma, ancor più, vivace fucina di materialismo, libertinismo e ‘ateismo’. 

L’AUTRICE DEL VOLUME

Candida Carella è ricercatrice presso il Dipartimento di Filosofia della “Sapienza” Università di Roma, dove insegna Storia della filosofia moderna. Si occupa di storia della filosofia del Rinascimento e della vita intellettuale seicentesca.

State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Phoenix, The Medieval Bestiary (folio 55), University of Aberdeen.

Sin dalla prima pubblicazione nel 1936, The Study of Thomas Hardy viene considerata una delle opere più controverse della produzione lawrenciana. Nonostante infatti il piano originario prevedesse un’analisi delle opere dello scrittore tardo-vittoriano, l’opera si rivela incentrata sull’esposizione delle direttrici lungo cui si sviluppano le opere di D.H. Lawrence.

Il tema ‘Thomas Hardy’ non rappresenta però un mero pretesto: il lavoro di ricerca condotto costituisce in realtà un momento di profonda autoanalisi, il cui risultato consiste nell’individuazione di un nuova identità, la ‘Carbon Identity’. State of Soul mira ad analizzare il profondo rapporto che lega i due autori, un rapporto che di certo non può essere ridotto ad una semplice relazione tra discepolo e maestro, ma che va ben oltre: dalla lezione di Hardy, Lawrence impara il valore ed il pericolo insiti in una metafisica, ereditando i due temi principali della sua produzione letteraria, contenuti in nuce nei lavori di Hardy, ovvero la sessualità e l’inconscio.

Attraverso un’attenta disamina che incorpora tanto una dimensione diacronica quanto una dimensione sincronica, il volume di Giuseppina Di Gregorio dal titolo State of Soul. L’immaginario di D.H. Lawrence in “The Study of Thomas Hardy”, pp. 74, 2014, € 15,00 (link per l’acquisto), vuole porre l’accento sulle affinità che legano D.H. Lawrence e T. Hardy, evidenziando come entrambi si distacchino nettamente dalla tradizione inglese, e, soprattutto, come entrambi producano delle opere d’arte quando smettono di essere autori ed iniziano ad essere ‘novelists’, in altre parole, quando l’inconscio guida le loro azioni.

L’AUTRICE DEL VOLUME

Giuseppina Di Gregorio è docente di Letteratura Inglese presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”, inoltre, da anni si occupa di English for Specific Purposes presso l’Università degli Studi di Catania. La sua ricerca si innesta nel fertile humus della letteratura vittoriana e postmoderna, con rimandi ai Translation Studies e agli Adaptation Studies. Annotator per Routledge ABES, ha collaborato con l’Indiana University per la Victorian Bibliography e con la prestigiosa rivista “Victoriographies”, diretta da J. Wolfreys ed edita dalla Edinburgh University Press.

La bella sorte. Il personaggio d’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gustav Klimt, Tragedy, 1897, Historical Museum of the City of Vienna, Vienna, Austria.

Gabriele d’Annunzio, protagonista di un’esistenza tanto varia e avventurosa da proporsi come «inimitabile» e autore in proprio di una corposa produzione letteraria, è divenuto a sua volta, in vita e oltre, oggetto di innumerevoli reinvenzioni, bersaglio di giudizi e acuminate parodie, nonché fonte di polemiche spesso esulanti dal mero fatto artistico e letterario (Antonio Zollino, La bella sorte. Il personaggio D’Annunzio nella letteratura e nella vita culturale italiana, Agorà & Co. 2014, € 18,00) (link per l’acquisto del volume)

Lungo l’arco di un secolo, il personaggio d’Annunzio ha offerto così innumerevoli occasioni di scrittura, in verso e in prosa, e non si può nemmeno dire che si sia contentato di restare fra le righe: ha innescato polemiche, rotture di sodalizi, scelte editoriali e iniziazioni erotiche, ha orientato strategie politiche ed elettorali e insomma ispirato i più diversi comportamenti e reazioni, dalle patetiche emulazioni ai violenti rigetti, di volta in volta deformato e nel contempo costantemente alimentato dalle adulazioni come dalle ingiurie.

Seguire d’Annunzio sotto la specie del personaggio significa allora ripercorrere oltre un secolo di vita e letteratura italiana e riflettere su determinati caratteri, non sempre rassicuranti, del più recente passato e del nostro stesso presente.

Dai partiti di massa ai “sindaci fuori dal Comune”

J.M.W. Turner, The Burning of the Houses of Lords and Commons, olio su tela, 1834

J.M.W. Turner, The Burning of the Houses of Lords and Commons, olio su tela, 1834

Non sembra, ma è indubbio che la politica italiana non sia statica. Una lunga, inarrestabile transizione dai partiti di massa a quelli monoteisti fino ancora al partito “liquido”, un mix delle antiche “correnti” ora tramutate in comitati elettorali. In questo contesto, l’elezione diretta dei Sindaci, sin dalla Legge 81 del 1993, ha sancito un potere eccessivo, conferito ad un “Uomo solo al comando”. Ma è solo la legge che conferisce tali prerogative? O invece la naturale dissoluzione dei partiti, filtro tra società ed Istituzioni? Un uomo solo al comando significa stabilità dell’Esecutivo oppure è un alibi per mascherare l’insussistenza della classe dirigente?

Questi i quesiti che si pongono Aldo Ferrara e Pino Nicotri (con un contributo di Felice Besostri e la prefazione di Gianfranco Pasquino) nel volume dal titolo «Dai partiti di massa ai sindaci “fuori dal Comune”», Lugano 2014, € 19,00. (ACQUISTA IL VOLUME)

Il Lettore non troverà risposte o ricette in questo volume. Quelle appartengono ai libri di Storia. Qui troverà molte idee e persino qualcosa di più.

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GLI AUTORI DEL VOLUME

ALDO D.G. FERRARA, Professore di ruolo di Malattie Cardio-Polmonari nell’Università di Siena, militante socialista dalla gioventù. Già Consulente Scientifico del Ministro della Sanità Aldo Aniasi. Consulente della RAI per le tematiche ecologiche (1983-1994). Direttore Editoriale del periodico “Titolo” (Associazione “per la sinistra” fondata da Sergio Garavini). Coordinatore dell’I.D.V. nella Regione Toscana (2000-01). Editorialista radiofonico e televisivo. Già collaboratore dell’Avvenire dei Lavoratori, Zurigo. Autore dei volumi “Sinistra dis-Facta”, 2008, “Rione Sanità, chi si ammala è perduto”, 2013. In press “Virgin Oil, le insostenibili condotte in Eurasia”, Editori Int. Riuniti.

GIUSEPPE “PINO” NICOTRI, giornalista e saggista. Ha esordito a L’Espresso nel ’72 fornendo gli elementi che hanno portato alla demolizione della pista anarchica per la strage milanese di piazza Fontana del 12 dicembre ’69 e alla individuazione delle responsabilità dei neonazisti veneti protetti dai servizi segreti militari. Tra i suoi libri “Fiat: Fabbrica Italiana Automobili e Tangenti” (Kaos Edizioni), “Il Silenzio di Stato” (Sapere Edizioni), “Agli ordini del generale Dalla Chiesa” (Marsilio Editore), “Tangenti in confessionale” (idem), “Emanuela Orlandi – La verità” (Baldini Castoldi Dalai editore).

CON IL CONTRIBUTO DI:

FELICE BESOSTRI, Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Milano, Senatore della Repubblica nella XIII Legislatura, membro Commissione Affari Costituzionali, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), co-difensore dei ricorrenti per l’incostituzionalità del “Porcellum” e della legge elettorale lombarda: prossimo obiettivo la legge elettorale per il Parlamento europeo. Collaboratore de “L’avvenire dei Lavoratori” di Zurigo, Fondatore del Gruppo di Volpedo. Membro della DN del PSI.

L’AUTORE DELLA PREFAZIONE

GIANFRANCO PASQUINO, politico e politologo, dal 1969 al 2012 è stato Professore di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna; dal 1976 è Professore di European Studies al Bologna Center della Johns Hopkins University. Insegna anche al Dickinson Center a Bologna. Senatore della Repubblica nella IX, X, XII Legislatura per la Sinistra Indipendente e Progressisti. Socio dell’Accademia dei Lincei. Presidente della Società Italiana di Scienza Politica (2010-13).

Diario siciliano di James Hall (febbraio-marzo 1822)

Siculiana [Castello Chiaramonte]. Schizzo originale di James Hall

Siculiana [Castello Chiaramonte]. Schizzo originale di James Hall

 Il diario del viaggio in Sicilia compiuto nel 1822 dal giovane avvocato scozzese James Hall in compagnia di due suoi amici e connazionali – James Veitch e Adam Paterson – è contenuto in tre piccoli quaderni d’antan, sino ad ora inediti e finalmente pubblicati nel volume dal titolo Diario siciliano (febbraio-marzo 1822), a cura di Rosario Portale, con un’introduzione di Iain Gordon Brown, Lugano 2014, pp. 150, € 29,00 (acquista il volume).

L’Autore ha descritto, annotato e commentato con cura ed entusiasmo quanto di più lo aveva colpito, incuriosito e attratto nel suo quotidiano spostarsi da un capo all’altro della Sicilia attraverso campagne, borghi, paesi e città. Ciò che impreziosisce e per molti aspetti rende questo diario di viaggio unico nel suo genere è lo straordinario numero di schizzi a matita, realizzati su piccola scala e quasi sempre direttamente sul posto, che l’Autore ha fatto di vedute, monumenti, siti e resti archeologici, abitanti, dettagli di rocce e di piante, fiori, animali, paesaggi, navi, isole, etc.

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Rosario Portale, professore ordinario di Letteratura Inglese, si è occupato del Romanticismo inglese, del teatro inglese contemporaneo, di letteratura comparata e di letteratura odeporica. Ha collaborato, come responsabile unico e di settore per la letteratura inglese e del Commonwealth, a numerose pubblicazioni edite dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni. Per gli studi e le ricerche nel campo della comparatistica e della letteratura di viaggio, gli sono stati assegnati: il Premio del Presidente (XV Premio del Mediterraneo, Palermo 1992); il Premio Cultura Mediterranea (Premio Letterario Nazionale “G. D’Alessandro” – VIII edizione, Benevento 2003); un Premio della Cultura (Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2005) e il Premio Internazionale Cultura del Viaggio 2013 per la Critica (Moncalieri 2013).

Iain Gordon Brown è stato per molti anni Principal Curator of Manuscripts della Biblioteca Nazionale Scozzese, a Edimburgo, e di quella istituzione oggi è Honorary Fellow. Ricopre l’incarico di Curator della “Royal Society of Edinburgh”, l’Accademia Nazionale Scozzese, e ne è anche Fellow. In qualità di Fellow fa anche parte della “Society of Antiquaries” di Londra. È autore di numerosissime pubblicazioni nel campo dell’antiquaria britannica e sulla storia del gusto, su viaggiatori britannici, artisti e archeologi in Italia.

Stato sociale e identità nell’Occidente fenicio e punico

Corazza in bronzo da Ksour-es-Saaf. IV-III sec. a.C. (Tunis, Musée National du Bardo)

Corazza in bronzo da Ksour-es-Saaf. IV-III sec. a.C. (Tunis, Musée National du Bardo)

La conoscenza delle dinamiche della società fenicia e punica, dell’organizzazione gerarchica e delle articolazioni istituzionali di questa, rappresenta un tema assai complesso vista la povertà di contenuti delle fonti scritte dirette a noi note.

Il versante funerario costituisce da tale punto di vista un osservatorio ottimale, anche in rapporto alle possibilità di cogliervi situazioni non contaminate da fenomeni di sovrapposizione e persistenza, quali, invece, condizionano inevitabilmente i depositi archeologici degli abitati.

Prova a far luce su questi aspetti, grazie anche ad una ricca documentazione provenienti da scavi archeologici, il volume di Anna Chiara Fariselli dal titolo Stato sociale e identità nell’Occidente fenicio e punico I. Le armi in contesto funerario, 2013, € 25,00 (acquista il volume).

La composizione di alcuni corredi funerari – in particolare, ma non esclusivamente, quelli posizionabili nella prima fase coloniale fenicia – prevede talora l’inserimento di armi, di norma valutabili alla stregua di indici di status e marcatori di genere. Se da un canto, infatti, la documentazione di armi tra gli arredi sepolcrali giustifica l’ipotesi relativa al rilievo delle caste militari nella partitura sociale fenicia e punica – particolarmente incisive nel progetto d’espansione nel Mediterraneo centrale e occidentale più che in terra africana – dall’altro queste sono normalmente ritenute segni distintivi degli individui maschili.

Tali manufatti non sembrano invece corrispondere sempre a possessori virili e la pur rara assegnazione a donne e infanti ne travalica il valore simbolico immediato a favore di una lettura più articolata, che il volume propone grazie al raffronto con le scienze storico-archeologiche collaterali a quella punica.

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L’AUTRICE

Anna Chiara Fariselli è Ricercatore Confermato e Professore Aggregato di Archeologia fenicio-punica presso l’Università di Bologna. Ha al suo attivo diversi lavori scientifici su guerra, armamenti e mercenari dell’esercito cartaginese, oltre a rapporti di scavo connessi alle ricerche sul campo condotte in Sicilia e Sardegna, e studi relativi alle espressioni archeologiche e iconografiche legate all’impiego della musica in ambito fenicio e punico. Come direttore scientifico delle indagini archeologiche nella necropoli meridionale di Tharros -Capo San Marco (OR), in special modo, si occupa da tempo delle problematiche di ricostruzione dei rituali funerari nel Mediterraneo fenicio e punico.

Il sogno spezzato di Evita Perón

Evita Perón

Evita Perón

Al di là di ogni giudizio che se ne voglia esprimere, resta comunque il fatto che la figura di Evita Perón è diventata un mito. Un mito che forse non tramonterà mai più. Un ricordo che, divenuto rimpianto, porterà al terzo governo di Perón e sul quale farà leva il movimento guerrigliero peronista “Montoneros” che evocherà proprio la figura di Evita con lo slogan “Si Evita viviera, seria Montonera”, (se Evita vivesse, sarebbe Montonera). E che oggi, pur dopo sessanta anni dalla sua morte, è più vivo che mai. Perché la storia di Evita è una storia senza tempo: è accaduta nell’Argentina degli anni quaranta ma potrebbe accadere anche oggi in qualsiasi altra parte del nostro mondo e sarebbe ugualmente grandiosa.

Ora un volume (Giorgio Colavincenzo, Evita Perón. Dalla realtà al mito, Agorà & Co., Lugano 2013, pp. 236) (acquista il volume) ripercorre in maniera asciutta e avvincente la storia di Evita, dall’infanzia, agli esordi, al trionfo, per arrivare ai profondi cambiamenti che la sua azione ha impresso nella storia del popolo argentino.

Oggi il bel volto sorridente di Evita, uno dei più grandi miti femminili del ventesimo secolo, campeggia gigantesco sulla facciata del palazzo del Ministero del Lavoro di Buenos Aires in una struttura in ferro che la domina completamente, a perenne ricordo della donna che è diventata il simbolo e l’aspirazione verso un’autentica giustizia sociale per l’Argentina moderna.

Ma che trova spazio anche nel mondo intero.

Un prezioso manuale per il marketing e la comunicazione degli Enti pubblici

Hans von Aachen, Mercury and Ceres flying through the air, Penna d’oca marrone. 15.3 × 17.7 cm.  Parigi, Musée du Louvre.

Hans von Aachen, Mercury and Ceres flying through the air, Penna d’oca marrone. 15.3 × 17.7 cm. Parigi, Musée du Louvre.

Il volume di Giuseppe Firrincieli e Giuseppe Motta dal titolo “Tecniche e norme della comunicazione pubblica”, Lugano 2013, pp. 260, € 19,00 (acquista il volume), ormai giunto alla seconda edizione, ha il pregio di fornire chiare e precise linee guida in grado di orientare il pubblico e gli operatori del settore contribuendo a mettere in evidenza metodologie e finalità della comunicazione pubblica vista come artefice di una rivoluzione silenziosa il cui valore, pur ancora non del tutto percepito, ha radicalmente trasformato il rapporto del cittadino con le amministrazioni.

Il testo che si avvale di una presentazione di Giovanni Salvi, Procuratore della Procura della Repubblica di Catania, attraverso il quadro normativo e i principali elementi della comunicazione, riduce volutamente l’approccio teorico privilegiando l’aspetto operativo andando, quindi, a colmare una lacuna all’interno di un’ormai copiosa letteratura sulle tematiche della comunicazione pubblica, stimolante e preziosa dal punto di vista degli studi di settore, ma spesso di complessa traduzione sul piano lavorativo.

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GLI AUTORI

GIUSEPPE FIRRINCIELI è laureato in Giornalismo scritto e radiofonico presso l’Istituto Superiore di Giornalismo dell’Università di Palermo, con una tesi di specializzazione in Uffici Stampa e Pubbliche Relazioni. Ha partecipato a numerosi corsi di formazione ed aggiornamento. È docente nei Corsi di Formazione sulle Tecniche della Comunicazione e Giornalista Pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1984.

GIUSEPPE MOTTA è avvocato e sociologo; collabora con numerosi siti web ove cura rubriche in materia di diritto amministrativo, di informatica giuridica e di sociologia del diritto. È stato docente presso la Scuola Superiore di Eccellenza dell’Università di Catania in Master post universitari in materia di cyber law ed ha scritto articoli in materia di informatica giuridica sulla rivista “Forze Civili” del Ministero dell’Interno; svolge inoltre brevi docenze presso corsi di aggiornamento del Ministero della Difesa.

LA RIVISTA “SILENO” ANNATA 2013, DEDICA UN NUMERO SPECIALE A SEBASTIANO TIMPANARO

sileno

Sileno XXXIX, 1-2/2013, pp. 440, € 85,00 (per abbonamenti e acquisti: laura.mori@licosa.com)

OMAGGIO A SEBASTIANO TIMPANARO

SOMMARIO

  1. Walter Lapini, Premessa
  2. Graziano Arrighetti, Sebastiano Timpanaro: ritratto della madre
  3. Sergio Audano, Rileggendo il De divinatione di Timpanaro                           
  4. Renato Badalì, «Oh via, ora ci si dà del tu!»
  5. Michele Bandini, Una δευτέρα φροντίς senofontea (Xen. Mem. 1.4.8)        
  6.  Margarethe Billerbeck, Sebastiano Timpanaro und die Kritik der ‚Seneca-Tragödien‘                                      
  7. Michele R. Cataudella, Lesefrüchte ‘timpanariane’
  8. Federico Condello, Sul testo di Soph. OT 1025, con alcune osservazioni sul Lapsus di Timpanaro                  
  9. Paolo De Paolis, Sic vos non vobis. A proposito di un episodio sospetto della biografia virgiliana del Donatus auctus
  10. Rita Degl’Innocenti Pierini, Ennio, Scipione e la patria: interpretazione e fortuna (Virgilio, Orazio, Claudiano) di Ennio Var. 6-8 V.2 (= VI op. inc. Sk.)
  11. Lucietta Di Paola Lo Castro, Il medico condotto Augusto Murri e l’«oscuro medico condotto della critica testuale»: riflessioni a margine  di due scritti di Timpanaro sr e di un manoscritto rinvenuto tra le carte dell’Archivio familiare
  12. Tiziano Dorandi, Il De probacione virginitatis beate Marie et sacerdocio Iesu tra Roberto Grossatesta e Matteo Paris
  13. Alessandro Fabi, Gli interventi di Timpanaro sul testo di Frontone             
  14. Giovanni Fiesoli, Lettori e lezioni lucreziane: gli inusitati connubi  tra scienza, filologia e poesia                                                                                       
  15. Gian Franco Gianotti, Studi classici e libertà: Augusto Rostagni e Leonardo Ferrero                                            
  16. Walter Lapini, La Tavola di Cebete e la vittoria sui vizi (22.2)                       
  17. Luigi Lehnus, Postille inedite di Paul Maas a Pindaro, Epinici e frammenti                                                           
  18. Giuseppina Magnaldi, Note in margine al De finibus di Cicerone (2.61, 2.118, 3.2, 4.9, 5.15)                           
  19. Daniela Manetti, Le Memorie di Erofilo e dei membri della sua casa di Bacchio di Tanagra: una nota addizionale
  20.  Paolo Mari, Gli ultimi contributi filologici di Sebastiano Timpanaro
  21. Elio Montanari, L’abbozzo incompiuto di Timpanaro in replica a Reeve  
  22.  Piergiorgio Parroni, Nazioni ai confini del mondo tra realtà e tradizione classica                                              
  23. Rosario Pintaudi, Girolamo Vitelli e Francesco D’Ovidio: a proposito di Alfieri ‘tragico’ e per la versificazione ‘barbara’ di Carducci            
  24. Giuseppe Ramires, Timpanaro editore di Servio                                                
  25. Giovanni Salanitro, Tradizione indiretta virgiliana e poesia centonaria   
  26. Annamaria Vaccaro, Un inedito manuale di critica del testo           

Conversazioni a Ragusa. Itinerari inconsueti tra cultura e gusto

Immagine di copertina del Volume

La guida dal titolo Conversazioni a Ragusa. Itinerari inconsueti tra cultura e gusto, a cura di Sabrina Cipriani, Agorà & Co., Lugano 2013, pp.  204, con numerose illustrazioni, € 14,50  (Acquista il volume) raccoglie undici esperienze narrative che giovani viaggiatori e viaggiatrici mettono a disposizione di chi legge. Ogni intervento, per lo più in prima persona, accompagna il lettore attraverso ricordi, emozioni e storie che si ricompongono in percorsi tematici e permettono di avvicinare Ragusa, Ibla e i Monti Iblei in maniera inedita e coinvolgente.

I temi, come doveroso nell’ambito di un libro che vuole promuovere una destinazione, spaziano dall’enogastronomia alla storia, dall’archeologia al sacro, dalla cultura materiale alla musica, ma le similitudini con la maggior parte delle altre guide finiscono qui.

Infatti, il territorio, pur al centro di ogni racconto, è mediato dall’io narrante che rende personalissimo ogni percorso instaurando tra chi scrive e chi legge una sorta di dialogo e di corrispondenze – in un inedito contagio tra rete e carta stampata – che conducono il lettore ad ascoltare, capire e vedere l’offerta turistica locale con occhi nuovi, pieni di curiosità.

Il volume è frutto dei laboratori dedicati ai moduli di Editoria, Comunicazione, Marketing ed Enogastronomia (docenti Sabrina Cipriani e Antonio Scollo) all’interno del Corso per «Esperto in Gestione e Comunicazione del Turismo Culturale ed Enogastronomico», finanziato dalla Regione Sicilia e tenutosi presso la sede dello IAL Sicilia di Ragusa, nel corso del 2013.

SOMMARIO

Sabrina Cipriani, Introduzione

  1.  Simona Battaglia, Le vie del mare lungo il litorale di Camarina
  2.  Debora D’Amico, Al-Kharrub, l’arabo
  3.  Federica Iacono, Nostalgia di un medioevo mai vissuto
  4.  Carmelo Brafa Musicoro, Le Neviere di Chiaramonte Gulfi
  5.  Ludovica Ottaviano, Dialoghi con la pietra
  6.  Arianna Olivieri, Ragusa, la leggendaria
  7.  Giusy Iozzia, Arte e meditazione nel Museo del Monastero benedettino a Ragusa Ibla
  8.  Katia Ganci, L’Organum Maximum del Duomo di San Giorgio
  9.  Valeria Spina, La via dei mulini
  10.  Denise Sipione, Ragusa: un “balzo” nel Futurismo
  11.  Giovanna Chessari, Nascita di una nuova provincia: il Fascismo a Ragusa tra memoria e architettura

Bibliografia

BYRSA. Rivista di Arte, cultura e archeologia del Mediterraneo punico, 2011

Pannello in avorio dal vano SW7 del Fort Shalmaneser di Nimrud (da Mallowan - Herrmann 1974).

Pannello in avorio dal vano SW7 del Fort Shalmaneser di Nimrud (da Mallowan – Herrmann 1974).

BYRSA. Rivista di arte, cultura e archeologia del Mediterraneo punico, 19-20/2011, Riti sacrificali, simbologia funeraria ed emblemi politici da Cartagine a Lixus, € 25,00.  (Per acquisti e abbonamenti rivolgersi a LICOSA S.r.l., mail: laura.mori@licosa.com).

SOMMARIO

Enrico Acquaro, Editoriale

  1.   Enrico Acquaro, Cretule e sigilli di Cartagine punica
  2.  Enrico Acquaro, Mediterranean Carthages: rereading Justin
  3.  Carla Del Vais, Cippi e altarini funerari dalla necropoli meridionale di Tharros. Nuovi dati
  4.  Anna Chiara Fariselli, Il “trionfo sulla morte” e il mestiere delle armi nella simbologia delle stele votive cartaginesi
  5.  Alfredo Mederos Martín, Sacrificios de niños y sustitutorios de ovicapridos al dios Sol šmš en el litoral atlántico norteafricano
  6.  Raimondo Secci, Da Nimrud a Cartagine. Rilettura iconografica di un rasoio punico al Museo del Bardo

Exempla Virtutis: a Siena si presenta l’ultimo volume pubblicato della Rivista “Fontes”

Locandina della presentazione

Locandina della presentazione

Sabato 9 novembre 2013, alle ore 16,30, presso la Libreria Einaudi di Siena, in via Pantaneto 66, si terrà la presentazione al pubblico del volume Exempla Virtutis. Saggi scelti di Roberto Guerrini, Agorà & Co., Lugano 2013, numero monografico della rivista “FONTES”. Semestrale di Filologia Classica e Storia dell’Arte.

EXEMPLA VIRTUTIS. SAGGI SCELTI DI ROBERTO GUERRINI

Pinturicchio, Allegoria del Monte della Sapienza (particolare: Cratete), Siena, Duomo

Pinturicchio, Allegoria del Monte della Sapienza (particolare: Cratete), Siena, Duomo

Exempla virtutis, Saggi scelti di Roberto Guerrini, Agorà & Co., Lugano 2013, pp. 144, € 85,00  (Acquista il volume su Internet Bookshop). (Acquista il volume su Liberdomus)

SOMMARIO

  1.  Plutarco e l’iconografia umanistica a Roma nel Cinquecento.
  2.  Le Divinae Institutiones di Lattanzio nelle epigrafi del Rinascimento. Il Collegio del Cambio di Perugia ed il pavimento del Duomo di Siena (Ermete Trismegisto e Sibille).
  3.  Dulci pro libertate. Taddeo Di Bartolo: il ciclo di eroi antichi nel Palazzo Pubblico di Siena  (1413-14). Tradizione classica ed iconografia politica.
  4.  Dagli Uomini Famosi alla Biografia Dipinta. Topos e parádeigma nella pittura murale del Rinascimento.
  5. Cernere vultus. La Galleria degli Eroi di Virgilio e la tradizione ecfrastica nella Sala degli Imperatori di Palazzo Trinci a Foligno.

 Bibliografia

Index fontium: autori, luoghi, opere, a cura di Luigi De Martino

Indice dei nomi, a cura di Silvia Passalacqua

Donne de-generate

Jean Auguste Dominique Ingres, Groupe de femmes, 1867. Musée Ingres, Montauban, France

Jean Auguste Dominique Ingres, Groupe de femmes, 1867. Musée Ingres, Montauban, France

Il volume dal titolo Donne de-generate. La costruzione sociale trans-genre dell’identità femminile tra Settecento e Ottocento, a cura di Marcella Romeo, Agorà & Co., Sarzana 2013, € 30,00 (acquista il volume), intende leggere tutti i presunti atti di degenerazione descritti dai testi presi in esame, scelti volutamente tra generi differenti (con particolare attenzione a testi del Settecento e dell’Ottocento) come atti di estremo distacco dalle qualità della gens d’origine, socialmente costruite e culturalmente decretate e accettate, dalla gens d’origine, come le uniche moralmente possibili.

Infatti, il termine degenerazione, dal latino degenerare, corrisponde ad un distacco dalle qualità, soprattutto morali, della propria stirpe, alla perdita dei caratteri originari che mutano in peggio. Sinonimo di tralignare, corrompersi, d’altronde, il verbo degenerare è sinonimo di pervertimento morale o, più genericamente, di un passaggio da uno stato originario a una condizione comunque peggiore di un individuo, dei costumi dell’arte, della letteratura.

Ecco dunque che attraverso i secoli l’appellativo degenerata, certamente con varie sfaccettature, è stato utilizzato per identificare la donna che mette in discussione la natura biologica della propria identità con la quale il sistema patriarcale ne argomenta la differenza, o meglio l’inferiorità, rispetto all’uomo e che, per il fatto di lottare per ottenere pari opportunità, viene considerata una donna innaturale, che cioè cerca invano ed artificiosamente di alterare la propria natura silente, la propria essenza non-pensante, che la confina, nella storia, all’interno della sfera domestica e al ruolo di madre e di moglie o, nei casi meno fortunati, a quello di prostituta.

Contenuto del volume:

IntroduzioneMarcella Romeo

La duplice degenerazione della Fedra senecanaUgo Di Toro

Unnatural Distinctions: espropriazione/ri-appropriazione identitaria nell’opera di Mary WollstonecraftPaola Partenza

Rewriting the Body: Transgression and Renewal in Daniel Defoe’s Lady RoxanaMiriam Sette

Lying, Cheating and Other Crimes Virgin-Virago Masks in Eliza Haywood’s “Fantomina” and “Anti-Pamela”Manuela D’Amore

«An improbable and unsettling romance»: Sarah Austin e la degenerazione della scritturaEmanuela Ettorre 

The Assertion of the New Woman’s Voice: The Use of Modalization in Frances Power Cobbe’s Periodical JournalismLoredana Sferrazza

Il velo di Ayesha: gli elementi dei-ttici in SheAngelo Baccarella

«Climbing untrodden paths and unfrequented passes». De-generation in the ‘The Buddhist Priest’s Wife’ by Schreiner, ‘A Cross Line’ by Egerton and ‘The Undefinable’ by Grand.Marcella Romeo

«Deeds not Words»: Emmeline Pankhurst and the Vote for WomenGiulia Adriana Pennisi 

Musica e sapienza. Antiche tradizioni musicali e spiritualità

La musica sorta nella consapevolezza dell’uomo da un impulso spirituale, da un sentimento panteistico che è proprio di tutte le culture antiche, ha da sempre rappresentato il tramite per connettersi con la terra, con gli spiriti e con gli Dei. Attraverso di essa è possibile ristabilire equilibri psicofisici, individuali e collettivi, e garantire una buona convivenza con le forze invisibili che governano la natura e il tempo.

Il volume di Alessandro Arturo Cucurnia dal titolo Musica e sapienza. Antiche tradizioni musicali e spiritualità, Agorà & Co., Sarzana 2013, pp. 116, € 15,00, (acquista il volume) compie un percorso di indagine che parte dalle più remote origini dell’uomo per poi approfondire le culture sciamaniche del mondo, la trance e l’antica musicoterapia. La narrazione si snoda attraverso le società matrilineari, la Grecia presocratica, l’Antico Egitto, Pitagora, il canto armonico, l’India; ciascuna tradizione musicale è analizzata e confrontata con le altre.

La meta del viaggio narrativo compiuto nel libro è evidenziare come grazie alla comparazione spirituale e culturale dei popoli, attraverso una fitta e coerente ramificazione concettuale multiforme, sia possibile offrire una visione unitaria della Sapienza musico-spirituale dell’uomo antico.

L’Autore, al suo esordio nell’attività editoriale, si è laureato in Musica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Pisa. Attualmente, è musicista di professione, compositore, cantautore, polistrumentista e fonico. Fondatore del gruppo “Antiqua Lunae”, da anni si dedica allo studio di culture arcaiche e tradizioni spirituali, sia d’Oriente che d’Occidente. La sua ricerca abbraccia tanto la tradizione buddhista quanto l’alchimia o il paganesimo. Attualmente si esibisce in tutta Italia e all’estero, con numerosi progetti musicali e collaborazioni che spaziano, in variegati ambienti culturali, dalla musica cantautorale alla musica celtica, dalla musica medievale e rinascimentale alla musica classica indiana, fino alla musica mediorientale.

Le ali di Clio. Massimo di Tiro e il pensiero storico classico

Clio, affresco da Pompei

Clio, affresco

Massimo di Tiro, filosofo e retore greco vissuto a Roma all’epoca degli ultimi Antonini, è esponente, meno noto di altri, della Seconda Sofistica, eloquente rappresentante di quel “platonismo eclettico” quale emerge dal nutrito corpus superstite delle sue 41 dialexeis: le quali, se anche talvolta liquidate alla stregua di esercitazioni retoriche, offrono invero ampia materia di ricerca agli studiosi nella misura in cui rappresentano testi di intrattenimento destinati alla ricezione da parte di un vasto pubblico, specchio perciò della moda, dei gusti e degli orientamenti, ovvero eco della vox populi dell’epoca.

Possono così, le dissertazioni del retore, costituire una fonte preziosa, in quanto indice di gradimento della tradizione classica, come pure di popolarità di temi culturali ed etico-politici. Soltanto negli ultimi quindici anni, tuttavia, la comunità scientifica ha rivolto la debita attenzione all’attività di Massimo, in un processo lento e spesso settoriale, come talvolta lamentato da acuti interpreti, tanto più in Italia, dove tra l’altro, a fronte di alcuni lavori su singole orazioni e rispetto all’opera messa in atto in altri paesi, manca una moderna traduzione integrale del corpus, se è vero che l’ultima, apprestata dal signor Piero de’ Bardi conte di Vernio academico fiorentino, fu pubblicata a Venezia nel 1642.

Eppure, meno di un cinquantennio fa, proprio uno fra i più insigni storici italiani del mondo antico, Santo Mazzarino, nella sua ricchissima summa storiografica che è Il Pensiero Storico Classico, non mancava di cogliere l’interesse originale e importante dell’espressione di Massimo, in riferimento alla dissertatio 22 (ed. Hobein), che contiene una dura condanna verso la storia e un esplicito dissenso verso l’attività storiografica.

Allo storico di oggi spetta quindi raccogliere il frutto delle intuizioni mazzariniane per verificare l’interesse della testimonianza del retore tirio entro le vicende della cultura romano-imperiale, provando un inquadramento dello scrittore, più che nell’ambito della retorica di II sec., nel contesto del mutato clima storico-politico degli anni di Marco Aurelio e Commodo.

In una prospettiva di valorizzazione del testo del retore greco, il saggio di Ilenia Achilli, studiosa di storia e storiografia greca e romana, dal titolo Le ali di Clio. Massimo di Tiro e il pensiero storico classico, pp. 136, € 25,00, (acquista il volume) offre così una chiave unitaria di lettura delle dissertationes 22, 23 e 24, presentate nell’originario testo greco con una brillante traduzione italiana.