Le “Storie perdute” di Strabone

Giambattista Tiepolo, Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto, 1745 circa, San Pietroburgo, Museo Statale dell’Ermitage

Ben nota al pubblico degli studiosi è la monumentale Geografia di Strabone di Amasea, opera in 17 libri che si presenta come una vera e propria summa del sapere geografico ellenistico a uso e consumo delle nuove elites imperiali romane, desiderose di conoscere con ampia dovizia di particolari l’ecumene creata dall’avvento del Principato.

L’autore però si era cimentato in gioventù con una fatica ben più ardua: l’elaborazione di una Storia universale che, sul modello polibiano, doveva presentarsi come “pragmatica”, essenzialmente attenta agli avvenimenti più che al dettaglio erudito o all’aneddotica spicciola. Dei 47 libri originari, ci rimangono oggi solamente 19 frammenti, la maggior parte dei quali conservati nelle Antichità Giudaiche di Flavio Giuseppe. Intento di Strabone era forse quello di ricollegarsi al punto nel quale si interrompeva la narrazione di Polibio (146 a.C.) e condurre il racconto almeno fino alla data epocale del 27 a.C., l’anno in cui ha inizio il Principato augusteo. Con intento squisitamente propagandistico Strabone, quindi, afferma, nella sua trattazione storica, l’idea che con l’avvento di Augusto si chiude una fase di frantumazione politica del Mediterraneo e si apre una nuova era segnata da quello che ormai era a tutti gli effetti l’unico soggetto dominante: l’impero mondiale di Roma

Di particolare interesse è, quindi, la pubblicazione, nella collana “Biblioteca di Sileno”, di un nuovo volume sulle “Storie perdute” di Strabone, dal titolo Strabone di Amasea: dai “commentarî storici” alla “storia universale”, pp. 132, Lugano 2012. Ne è autore Adalberto Magnelli, specializzato in Epigrafia e antichità greche presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, studioso di storiografia greca di età classica ed ellenistica.