La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile

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La sfida della verità. La teologia come visione del fondamento invisibile, a cura di Alessandro Biancalani e Antonino Postorino, (Collana Areopago, 1) Lugano, 2015, pp. 198, € 25,00 (link per acquistare il volume)

C’è stato un tempo nel quale le scienze, come “filosofie seconde”, si correlavano sistematicamente sul fondamento unico della metafisica, o “filosofia prima”, mentre, poi, la metafisica era intesa come la rivelazione che l’Essere fa di se stesso alla ragione, rivelazione che si inscriveva organicamente nella rivelazione che Dio fa alla fede della verità prima e ultima, nel senso di fondante e indirizzante l’esistenza umana. Poi l’edificio ha cominciato a mostrare crepe sempre più preoccupanti, e, dopo crolli parziali e contenibili, ha finito per rovinare.

Le prime incrinature si sono manifestate dove meno ci si sarebbe aspettato, ossia nello stesso sistema della razionalità necessitante, che, spinto dalle sue stesse premesse, sarebbe arrivato ad escludere la stessa possibilità dell’approdo metafisico come tale. Nel medesimo tempo le scienze, respingendo qualunque statuto di “filosofia seconda”, si staccavano progressivamente dalla filosofia come tale, rivendicando un’autonomia procedurale affrancata da qualunque esigenza fondativa. In pieno sostanziale accordo – sebbene nessun accordo sussistesse davvero o fosse riconosciuto come sussistente –, la filosofia rinunciava a costituirsi come “filosofia prima”, e le scienze perdevano anche la memoria dell’essere state “filosofie seconde”.

Venendo meno l’inscrizione della metafisica nella teologia, la verità della teologia si faceva relativa esclusivamente a un non necessitato presupposto di fede, e la rovina dell’edificio unitario lasciava almeno tre ambiti, ormai tra loro isolati. In posizione dominante, e di importanza progressivamente crescente, è l’ambito delle scienze, il cui fine è la descrizione puntuale e rigorosa del mondo sperimentabile, la conoscenza delle cui costanti si cerca di spingere fino alla sicura prevedibilità. In secondo luogo c’è l’ambito – potremmo dire – di ciò che resta della filosofia, la quale, cessando di essere “prima”, ha insieme cessato di pensarsi come “pura”, e si presenta in una straordinaria varietà di contaminazioni, legandosi di volta in volta a tutte quelle che con un termine specifico si sono chiamate “scienze umane”. Infine – ma di questo terzo ambito quasi non si dà notizia nel mondo extra-ecclesiale – c’è la dimensione della teologia, che ancora tiene fermo all’unità dell’edificio classico, ma – almeno in quanto si stia alla concezione fondante il suo cursus studiorum – pensando essenzialmente la filosofia come garanzia formale di rigore concettuale dei contenuti sedimentati nel suo depositum fidei, ed in definitiva soprattutto di questi.  (Dall’Introduzione del volume)

Sommario del volume:

Introduzione

Antonino Postorino, Tornare all’areopago. La teologia fra verità eterna e rilevanza perduta

Alessandro Biancalani, Sapere della scienza e conoscere della fede: un contributo sulla ‘modalità originaria’ di incontro nel pensiero di Paolo di Tarso

Mario Bracci, Per una teologia patriologicamente fondata

Pietro Pratolongo, «Tu, quando verrai…». L’atteso «ultimo dio» in Martin Heidegger nel «il post-moderno nell’esperienza credente»

Leonardo Biancalani, Valutazioni e critiche sull’enciclica Fides et Ratio: una prospettiva di antropologia filosofica

Alessandro Raffi, I tre volti della teologia in Dante Alighieri: «sapientia» divina, angelica e umana

Diego Pancaldo, L’amore donativo al centro dell’antropologia trinitaria di Edith Stein

 

 

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